Analisi per le cremazioni, parte la diffida
Le agenzie funebri protestano per i disagi e da Montesilvano inizia la mobilitazione: appello alla Regione
MONTESILVANO. «Oltre alla perdita di un nostro caro, siamo costretti a subire anche lo sconcerto di vedere la sua salma sballottata a destra e a sinistra e ci troviamo di fronte all'imbarazzo di dover dare spiegazioni a chi viene a fare una visita e non trova il defunto». È una situazione grottesca quella messa in evidenza da Antonio Brandimarte, fratello di una donna scomparsa nei giorni scorsi e che, in attesa del funerale, è ospite della casa funeraria Dimora del Silenzio di Montesilvano. La donna, come da sua volontà, sarà cremata e, come previsto dalla legge, dovranno essere fatti dei prelievi biologici a cura della Asl. Ma, nonostante una legge (la numero 41 del 2012), alla quale ha fatto seguito anche una delibera di giunta regionale a gennaio 2024 che prevede, nelle more di un regolamento aggiornato relativo al prelievo dei campioni, l’autorizzazione di tale attività nelle sale funerarie attrezzate, ad oggi la maggior parte delle agenzie funebri abruzzesi sono costrette a trasportare la salma in ospedale per i prelievi. «Una volta arrivati qui abbiamo scoperto che mia sorella doveva “assentarsi” dalla struttura per andare a fare i prelievi», dice Brandimarte, «mentre noi siamo stati costretti, in un momento già doloroso, a dover dare giustificazioni a quanti sono venuti a farle visita. Se c’è una legge e un provvedimento regionale, si faccia qualcosa per evitare queste situazioni. Lancio un appello al presidente della Regione Marco Marsilio, affinché in futuro non capiti ad altre famiglie».
Un appello condiviso anche da Elena Zorzi, che ha perso la madre. «È stata portata via di domenica mattina, quando la maggior parte delle persone è venuta a salutarla. Non è una cosa tollerabile».
Nella speranza di far valere i propri diritti, e quelli delle famiglie dei defunti, una quindicina di strutture abruzzesi, assistite dai legali Giacomo Di Francesco e Maurizio Finocchio, dopo aver ottenuto la delibera regionale e non aver risolto nulla, hanno presentano una diffida a tutte le Asl regionali per denunciare l’inerzia applicativa dell’atto, dal momento che, ad oggi, solo Sulmona si è adeguata al provvedimento. «Una decina di giorni fa siamo stati convocati dalle Asl in un incontro telematico», riferisce l’avvocato Di Francesco, «ma oltre a una serie di giustificazioni, non abbiamo ottenuto nulla. Insieme ai nostri assistiti, siamo al lavoro per preparare una nuova diffida, questa volta dai toni più duri, perché evidentemente», conclude, «il dialogo e la collaborazione auspicati non sono sufficienti per risolvere il problema». (a.l.)

