Ananke: è chiuso, ma chiamateci

3 Aprile 2020

L’associazione per la difesa delle donne: pronte a intervenire

PESCARA. Pronte a intervenire anche nell’emergenza, nonostante il coronavirus abbia costretto alla chiusura della sede. Il centro antiviolenza Ananke lavora a regime ridotto a causa del coronavirus: gli uffici sono chiusi e le chiamate sono crollate, probabilmente purtroppo perché l’imperativo #iorestoacasa rende le vittime di violenza più “controllate”. Nonostante ciò, le volontarie dell’associazione presieduta da Doriana Gagliardone sono comunque sempre pronte a intervenire.
«L’attività in questo periodo, per forza di cose, è cambiata drasticamente», spiega la presidente, «la sede operativa è chiusa per evitare contatti e assembramenti. I nostri locali non permettono una separazione adeguata in maniera continuata. Ma non abbiamo certo sospeso l’attività: tra di noi ci sentiamo per telefono e in videoconferenza, e per le vittime di violenza siamo sempre reperibili 24 ore al giorno allo 085.4315294, grazie alla deviazione delle chiamate a turno sulle nostre utenze personali, e siamo sempre collegate al numero gratuito 1522, come siamo contattabili via e-mail».
Le telefonate che arrivano sono comunque pochissime rispetto al solito: «Quelle che prima ricevevamo in un giorno adesso arrivano in una settimana, e soprattutto i nuovi contatti a sono quasi azzerati», dice la Gagliardone, «è normale, ed è un po’ quello che avviene in altri periodi come ad esempio a Natale o d’estate. Sono momenti in cui la donna è sempre a stretto contatto con il maltrattante, è più controllata, difficilmente trova un momento per telefonare, chattare o scrivere una mail. Tiene un profilo basso, evita ciò che può portare a peggioramenti della situazione. Ed è sempre un silenzio preoccupante».
Nella situazione d’emergenza dovuta al coronavirus comunque continua l’assistenza con le donne che vengono già seguite: in un modo o nell’altro ci si sente per telefono, via Skype, per mail: «Cerchiamo di monitorare, rassicurare. Anche se tutto è più difficile per la libertà limitata. Il contatto diretto, in un luogo fisico che dà tranquillità e riservatezza, offre sempre qualcosa in più che non può essere sostituito da una videoconferenza, ma dobbiamo fare di necessità virtù».
Dopo la calma preoccupante, purtroppo di solito arriva sempre la tempesta: «Temiamo che, come avviene in quei periodi come Natale o l’estate, una volta passata questa emergenza ci sia un boom di richieste di aiuto», continua la Gagliardone, «vuoi perché le donne saranno più libere, vuoi perché ci saranno delle situazioni che degenerate durante la coabitazione forzata: dopo il “fermo” c’è sempre un incremento. Ci auguriamo ovviamente che il silenzio di questi giorni non stia celando episodi particolarmente gravi», conclude la presidente del centro antiviolenza, «noi speriamo sempre che non sia necessario intervenire, ma in ogni caso siamo pronte a farlo: noi ci siamo sempre e non lasciamo sola nessuna; se può bastare per telefono ma, se serve muoverci adesso, partiamo con i dispositivi di sicurezza».
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