Anche le videochiamate per confortare i malati

Il coordinatore degli infermieri Silli: «Quando entriamo nella stanza dei ricoverati troviamo persone spaventate: mettiamo da parte la paura e diamo loro tranquillità»
PESCARA. C'è una squadra di oltre mille e cento tra medici, infermieri e operatori sanitari che tutti i giorni, ormai da settimane, sono schierati sul fronte di una guerra subdola, difficile, contro un nemico sconosciuto.
In una struttura fortemente sotto pressione, le armi più forti sono il sacrificio e l'impegno quotidiano del personale sanitario dell'ospedale di Pescara. A coordinarlo in questa delicatissima fase è Lorenzo Silli.
Infermiere da 20 anni, con esperienza in emergenza nell'unità operativa complessa 118 Suem (Servizio sanitario di urgenza ed emergenza) e un passato nelle missioni all'estero come infermiere esperto in teatro operativo. Da gennaio ha ottenuto l'incarico di funzione nella direzione sanitaria generale, per la pianificazione e il controllo dell'attività di assistenza diretta e di supporto.
Oggi, in stretta sinergia con gli altri incarichi di funzione dei diversi dipartimenti e i coordinatori delle varie unità, organizza minuto dopo minuto il lavoro del personale sanitario per fronteggiare l'insidioso Covid-19, in un contesto mai visto prima.
Silli, come state gestendo l'emergenza?
«Tutto il personale sanitario è impegnato sia per le attività ordinarie sia per la gestione dell'emergenza Covid. Abbiamo seguito alla lettera le disposizioni ministeriali e le ordinanze regionali, chiudendo le attività ambulatoriali e gli interventi di sala operatoria che non hanno carattere di urgenza. Questo per reperire il maggior numero di personale utile. Stiamo scegliendo in base alle specialità e concentrando sull'emergenza Covid tutti quanti hanno esperienze in Rianimazione, non tralasciando le attività ordinarie».
Che turni state affrontando?
«A seconda delle esigenze, variano tra le 7 ore giornaliere e le 10 ore notturne, con copertura delle 24 ore. Tutto il personale sanitario con grande senso di appartenenza si è reso disponibile rinunciando a ferie e permessi. Ciascuno sta mettendo in campo professionalità e competenza. Sanno dimostrando che senza il loro supporto tutto sarebbe crollato. Stiamo combattendo una guerra contro qualcosa che non si conosce. E questo la rende ancora più difficile. Grazie agli uffici amministrativi stiamo continuando a reperire personale con tutte le difficoltà del caso legate alle carenze a livello nazionale, ma stiamo ricevendo importanti segnali anche dall'esterno. La scuola infermieri dell'università d'Annunzio, ad esempio, ha messo a disposizione studenti volontari che con senso di responsabilità stanno rispondendo alle esigenze quotidiane dei pazienti in sorveglianza assistita».
Come state gestendo tensione e paure?
«Per via dei presidi Dpi», i dispositivi di protezione individuale, «camici, tute protettive, maschere, visiere, occhiali, cuffie, guanti e calzari, all'interno dei reparti siamo tutti uguali. Medici, infermieri, Oss, addetti alle pulizie e tutto il personale impiegato in questa emergenza. Non si fa distinzione. Siamo uniti e legati da un solo scopo: assistere i pazienti in questo momento così particolare della storia. Il lavoro svolto non è semplice, ci si guarda e si comunica attraverso gli occhiali, ci si parla attraverso mascherine protettive. E dalle espressioni degli occhi dei sanitari si evince tanta paura. Timori che vengono messi da parte quando assistiamo con professionalità le persone ricoverate. Nonostante i presidi di protezione, resta sempre la paura di essere contagiati da questo mostro che giorno per giorno combattiamo. Tutto ciò, però, non viene fatto trasparire di fronte ai pazienti».
Come ci si riesce?
«Quando entriamo in una stanza, abbiamo di fronte persone spaventate. È nostro compito dare loro tranquillità. Le nostre paure devono lasciare spazio all'alta professionalità che mettiamo in campo ogni giorno».
Oltre alle cure fisiche, ci vuole tanta empatia?
«I contagiati da Covid possono avere contatti solo con noi sanitari, e per quanto possibile cerchiamo di tranquillizzarli, anche di assecondarli quando si può. Per via delle limitazioni, i parenti non possono vedere assolutamente i malati Covid. L'unico contatto che i pazienti hanno con l'esterno è il cellulare per coloro che possono utilizzarlo».
Prosegue Silli: «Spesso noi siamo un tramite tra le famiglie e i ricoverati in isolamento. Qualche giorno fa, un paziente ha voluto fare una video chiamata a un familiare per fare gli auguri di compleanno. È stato supportato in questa richiesta perché per noi assistenza è anche questo. Di storie così ce ne sono tante e cerchiamo di soddisfare questi piccoli desideri. È un modo per tranquillizzarli e far capire loro e ai cari, che i pazienti non sono soli, sono in buone mani, assistiti da personale preparato, che c'è sempre stato anche prima di questa emergenza, con la stessa forza, la stessa professionalità e forse le stesse paure. In cambio chiediamo a tutti di aiutarci. E di restare a casa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

