Anche Marsilio scrive al premier

30 Aprile 2020

Autonomia regionale e riapertura: lettera a Conte dei presidenti di centrodestra

PESCARA. Più poteri e autonomia che consentano un ritorno agli "equilibri democratici" previsti dalla Costituzione, modifica del Dpcm attualmente in vigore e possilità di riaprire subito tutte quelle aziende che rispettano le misure e i protocolli di sicurezza. È quanto chiede, in vista della fase 2, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, insieme agli altri governatori di centrodestra, in una lettera inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «La fase 2 è una fase nuova, che si giustifica per una progressiva diminuzione dell'emergenza. È essenziale che si ritorni progressivamente a un più pieno rispetto dell'assetto costituzionale e del riparto di competenze tra Stato e Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione. È necessario giungere a una “normalizzazione dell'emergenza”, che consenta un ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione», scrivono Marsilio e i presidenti di Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto e Provincia autonoma di Trento. Nel testo si ricorda che lo schema decreto legge e Dpcm attuativi ha posto «problemi di compatibilità con la Costituzione, sia con riferimento al rispetto delle competenze regionali». I territori chiedono il «massimo sforzo per contemperare la doverosa tutela della salute con la salvaguardia del tessuto economico» anche per «evitare che la gravissima crisi economica in atto diventi irreversibile, con le catastrofiche conseguenze sociali correlate». Gli enti regionali, inoltre, «in presenza di una data situazione epidemiologica riscontrabile oggettivamente e certificata dall'Autorità sanitaria delle singole Regioni e sottoposta ad uno scrupoloso controllo del Governo», propongono di «garantire la possibilità di poter riaprire la propria attività a tutti coloro che rispettino le misure già previste dal Dpcm del 26 aprile 2020 e dai protocolli di sicurezza aziendali. Assolutamente necessario» infine «riformare l'attuale struttura del decreto 26 aprile» in quanto «non ha la necessaria flessibilità capace di riconoscere alle Regioni la possibilità di applicare nei loro territori regole meno stringenti». (c.s.)