Andare prima in pensione: le nuove regole da seguire

16 Marzo 2022

La riforma sarà varata entro la fine dell’anno, quali sono i requisiti per ottenerla Ape sociale, quota 102, lavoratori precoci e Opzione donna: ecco tutte le novità

La riforma delle pensioni sarà varata entro fine anno. Tante le regole e i cambiamenti del sistema previdenziale che si sono susseguiti negli anni, cambiando l’età e i requisiti per potersi ritirare dal mondo del lavoro. Ad oggi, è prevista la pensione di vecchiaia per la generalità dei lavoratori assicurati con previdenza obbligatoria e molteplici possibilità di pensione anticipata, da quella ordinaria alle formule agevolate, come Ape sociale, Quota 41, Quota 102, pensione lavoratori precoci e Opzione Donna. Ecco come e quando è possibile accedere alla pensione nel 2022.
Quanti anni di contributi servono per andare in pensione?
Alla pensione di vecchiaia si accede con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la generalità dei lavoratori. Per alcune categorie di lavoratori sono previsti requisiti contributivi ridotti: 15 anni di contributi per i quindicenni che possono ancora accedere alla deroga Amato e 5 anni di contributi per chi ha compiuto i 71 anni e rientra interamente nel regime contributivo (contributi versati dopo il 1995). Per la pensione anticipata ordinaria, l’anzianità contributiva richiesta fino al 2026 è di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Che cos'è l'Ape sociale?
È un tipo di pensione anticipata agevolata senza penalizzazioni e a costo zero per il lavoratore. Ne hanno diritto i lavoratori disoccupati senza sussidio (Naspi) da almeno tre mesi, i caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente, i disabili pari almeno al 74%, gli addetti a lavori gravosi da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette anni. In generale vengono richiesti almeno 30 anni di contributi, ma per i lavoratori che svolgono lavori gravosi ne servono almeno 36 anni.
Quanto si prende di pensione con Ape social?
L’importo è pari a quello della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, ma non può superare i 1.500 euro mensili. Con l’Ape Sociale vengono richiesti almeno 30/36 anni di contributi, a patto di aver compiuto almeno 63 anni di età. I precoci che rientrino anche nelle categorie tutelate dall’Ape Sociale possono andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età, con 41 anni di contributi.
Come si può andare in pensione con Opzione donna e Quota 102?
I lavoratori con mansioni usuranti o gravose e le donne che scelgono Opzione Donna accedono alla pensione anticipata con 35 anni di contributi versati. Con Quota 102 servono, invece, almeno 38 anni di anzianità contributiva e 64 di età.
Come calcolare la pensione?
Per capire come si calcola la pensione dobbiamo distinguere tra calcolo dell’età pensionabile e calcolo dell’ammontare della pensione stessa.
Come si calcola l’età pensionabile?
Per calcolare l’età pensionabile, ovvero il momento in cui si perfezioneranno i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, anticipata o agevolata, bisogna tenere conto dell’età anagrafica del lavoratore e degli anni di contributi versati, oltre alle regole previste dalla normativa in vigore per l’accesso alla pensione.
Come si calcola l’assegno pensionistico?
È indispensabile conoscere il montante contributivo, ovvero l’importo complessivo dei contributi versati durante la propria carriera lavorativa, rivalutati fino al momento della liquidazione della pensione. A chi ha maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 si applica il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011 e poi contributivo. Chi, al 31 dicembre 1995, lavorava ma non aveva maturato 18 anni di contributi vedrà applicarsi il sistema misto, ovvero retributivo fino al 31 dicembre 1995 e poi contributivo.
Chi ha iniziato a lavorare a 16 anni quando va in pensione?
Chi inizia a lavorare e a versare contributi 16 anni di età rientra nella definizione di lavoratore precoce e può accedere alla pensione con Quota 41, ovvero con 41 anni di contributi senza requisito anagrafico, se rientrano in una delle categorie di soggetti ammessi all’Ape Sociale.
Chi ha 42 anni di contributi può andare in pensione?
Sì, indipendentemente dall’età se è una donna (pensione anticipata ordinaria), un lavoratore precoce (Quota 41), o se possiede i requisiti anagrafici richiesti per tutte le altre formule di pensionamento che richiedono meno di 42 anni di contributi, ad esempio se ha compiuto i 67 anni di età (pensione di vecchiaia) o è un lavoratore che ha svolto mansioni usuranti o gravose.
Cosa è la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione erogata dall’Inps su richiesta dell’interessato avente diritto in caso di decesso del pensionato (pensione di reversibilità) o dell’assicurato (pensione indiretta) in favore dei familiari superstiti.
Come cambia la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità è pari ad una quota percentuale della pensione del defunto, applicando le seguenti percentuali: 100% coniuge e due o più figli o più figli; 80%, coniuge e un figlio o due figli senza coniuge; 70% solo un figlio; 60% solo coniuge; 70% solo un figlio; 30% due genitori o fratelli e sorelle; 15% per ogni altro familiare avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti. Alla morte del coniuge, quello superstite ha diritto a percepire la pensione di reversibilità che aumenta in presenza di figli o al fatto che siano o meno disabili.
Esistono dei limiti di reddito oltre i quali l’importo dell’assegno di reversibilità si riduce?
Sì. Fino a 20.489,82euro non è prevista alcuna riduzione; fino a 27.319,76 euro la riduzione è del 25% e fino a 34.149,700 euro la riduzione ammonta al 40%. Oltre cinque volte il trattamento minimo la riduzione è del 50%.