Antenne, riparte la protesta «Fermate i nuovi impianti»

28 Settembre 2019

In commissione la richiesta dei cittadini di vietare l’installazione dei sistemi 5G Rapposelli: «Serve una sospensione cautelativa». M5S: «Basta con il Far West»

PESCARA. È ripartita la protesta contro le antenne. Non quelle radiotelevisive di San Silvestro e nemmeno quelle installate sui tetti delle case per i cellulari di vecchia generazione. La guerra, stavolta, è indirizzata contro la nuova tecnologia, cosiddetta 5G, che arriverà in tutte le città entro l’anno prossimo. Associazioni ambientaliste e comitati cittadini sono già in allarme, perché ritengono che questo nuovo sistema di trasmissione ultraveloce dei dati sia ancora più pericoloso dei precedenti.
Il problema è stato affrontato ieri mattina in commissione Attività produttive, presieduta da Fabrizio Rapposelli. Erano presenti il dirigente comunale del settore Sviluppo economico Aldo Cicconetti e i rappresentanti dei comitati e associazioni ambientaliste, tra cui «Stop 5G Pescara», «Più salute meno antenne», «No antenne» e Wwf. A seguito delle preoccupazioni espresse dai cittadini, Rapposelli ha annunciato la richiesta al Comune della «sospensione in via cautelativa di nuove installazioni stazioni radio base fino alla definizione del Piano antenne territoriale che attesti il reale bisogno di tutta l’area di interesse».
«Il prossimo 30 settembre», hanno detto i rappresentanti dei comitati, «scadono i termini per la presentazione di nuove richieste di impianti da parte delle compagnie telefoniche. Già tante ne sono arrivate, troppe e se venissero autorizzate tutte, tra l’altro nel consueto modo indiscriminato, verrebbe esposta la popolazione alle radiazioni in maniera ancora più massiccia».
«Esiste un regolamento comunale del 2004», ha spiegato Rapposelli, «che dispone specifiche indicazioni procedurali circa le autorizzazioni di nuovi impianti. Uno di questi, è il divieto di localizzare le antenne a non meno di 250 metri lineari dalle scuole materne ed elementari. Ma, di fatto, risulta che questa normativa non sia mai stata applicata. Senza contare che sui piloni dell’alta tensione già esistenti vengono successivamente effettuati dei potenziamenti in linea con le evoluzioni della tecnologia, ma non è detto che siano in regola con le vecchie autorizzazioni rilasciate dal Comune».
Per questo, alcuni cittadini sono ricorsi a degli accorgimenti per cercare di tutelarsi dai rischi di un’eccessiva esposizione ai campi elettromagnetici. Ieri, una componente del comitato «Più salute meno antenne», Derna Spina, ha rivelato di aver fatto misurare dagli esperti della Polab, società di monitoraggio dell’elettromagnetismo, le emissioni sul proprio terrazzo di casa. «Ho dovuto provvedere a mie spese all’acquisto di tende schermanti che però non annullano il problema», ha raccontato.
Fortemente critici i consiglieri del Movimento 5 Stelle Giampiero Lettere e Massimo Di Renzo. «È stato completamente disatteso il regolamento che definisce la procedura per il rilascio delle autorizzazioni», hanno commentato, «non è accettabile che i gestori facciano il proprio comodo e il Comune non muova un dito per impedirlo. Basta con questo Far West». «Il Piano antenne», hanno aggiunto, «doveva essere redatto entro tre mesi dall’approvazione del regolamento. Un ritardo di 15 anni non è accettabile, né più sostenibile».
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