Antinfluenzale, appello di Parruti «Lo facciano anche i più giovani»

L’infettivologo: «Serve a proteggere i fragili e limitare la circolazione delle infezioni respiratorie» E chiarisce anche i dubbi sulla terza dose: «Nei prossimi mesi potrebbe toccare a tutte le categorie»
«Il vaccino antinfluenzale e la terza dose anti Covid sono assolutamente compatibili. E anzi, l’ideale sarebbe che si vaccinassero contro l’influenza anche i più giovani, o comunque quelli dai 40 anni in su.In questo modo potremmo tutelare i più fragili, così come sta accadendo per il Covid».
Giustino Parruti, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, chiarisce tutti i dubbi sulla nuova campagna di vaccinazione antinfluenzale, che in Abruzzo partirà da lunedì, e che correrà parallela alla somministrazione delle terze dosi anti Covid per i più fragili.
Il ministero della Salute ha anche chiarito che le due iniezioni potranno essere fatte a pochi minuti di distanza: «Il motivo per cui sono sieri compatibili», spiega Parruti, «è che la terza dose anti Covid non è altro che un nuovo richiamo, così come l’antinfluenzale nei più fragili che sono stati abituati a farlo annualmente. In entrambi i casi, si tratta semplicemente di una nuova e innocua stimolazione. Il fatto di poter fare le due dosi insieme, a distanza di pochi minuti, non crea problemi e non diminuisce la risposta del sistema immunitario».
L’ANTINFLUENZALE
AI GIOVANI
Il dubbio iniziale riguardava i soggetti fragili (over 80, immunodepressi), ritenuti soggetti prioritari sia per la terza dose che per il vaccino antinfluenzale.
Ma Parruti sottolinea anche un altro aspetto: «Quest’anno avremo una maggiore circolazione dell’influenza comune, dovuta alla ripresa globale delle attività sociali. Per questo serve avere una copertura maggiore anche contro l’influenza che inevitabilmente tornerà a circolare. L’anno scorso stata limitata dalla mascherina e dalle altre norme anti Covid.
Il punto è che, come per tutti i coronavirus, anche l’influenza si può tenere sotto controllo, evitando che faccia danni ai più fragili, tutelando le persone sane e vaccinando anche chi è più giovane e forte, che di solito sono anche quelli che trasportano le infezioni in modo asintomatico e le diffondono».
Parruti invita dunque a trarre esempio dalla lotta al Covid: «Non bisogna ragionare solo sulla protezione immediata dei fragili, ma dobbiamo cominciare a ragionare nell’ottica della prevenzione di tutti. L’influenza fa 400-500mila morti l’anno in tutto il mondo. Dalla lotta contro il Covid possiamo quindi trarre una lezione importante: la guerra contro le epidemie si vince solo quando si vaccinano i più giovani e forti».
UN VACCINO
POLIVALENTE
Terza dose anti Covid e vaccino antinfluenzale saranno i due pilastri dell’autunno abruzzese, due campagne di vaccinazione che impegneranno doppiamente l’intero sistema sanitario.
Ma Parruti non esclude che in futuro possa essere sviluppato un siero efficace sia contro il Covid che contro l’influenza stagionale. Il tutto in un’ unica infezione: «Ci sono almeno 5 progetti di ricerca nel mondo per arrivare ad un vaccino antinfluenzale e anti Covid mirato», spiega l’infettivologo, «e che possa essere efficace in maniera persistente. Abbiamo potuto generare vaccini adatti anche contro le varianti perché ne abbiamo conosciiuto la definizione genetica, e in futuro sarà possibile farne uno “polivalente”. Oggi il progetto è ancora in una fase di studio, ma ovviamente in futuro sarebbe l’ideale».
LE TERZE DOSI A TUTTI
Il presente, però, si chiama terza dose. Il richiamo è partito dai fragili ma non è escluso che possa essere presto esteso a tutti: «Potrebbe accadere, ma nei prossimi mesi. Adesso sappiamo che, almeno nella popolazione con sistema immunitario efficiente, l’immunità contro il Covid garantisce una protezione di almeno un anno, e in alcuni casi anche un anno e mezzo. Per il momento, dunque, non abbiamo l’acqua alla gola».
IMMUNITÀ DI GREGGE
ALLE PORTE
Capitolo immunità di gregge: i dati dicono che l’Abruzzo dovrebbe raggiungerla entro metà mese (come spiegato nell’articolo in basso). E poi? «Resta ancora quasi un 20 per cento di non immunizzati, per motivi diversi. Ma basta davvero poco per riaccendere un focolaio di Covid. Se non ci vacciniamo tutti, rischia di crearsi un mondo a due velocità, con vaccinati e non vaccinati. Raggiungere l’80 per cento dei vaccinati con due dosi purtroppo non è un liberi tutti. Non bisogna abbandonare le precauzioni generali».

