Antonella, la manager che invia le mascherine nel suo Abruzzo
PESCARA. Antonella Bompensa è una di quelle persone che ti mettono di buonumore già a sentirne la voce. Una risata cristallina e un sorriso smagliante: anche ora, si sente la forza dell’ottimismo,...
PESCARA. Antonella Bompensa è una di quelle persone che ti mettono di buonumore già a sentirne la voce. Una risata cristallina e un sorriso smagliante: anche ora, si sente la forza dell’ottimismo, nonostante sia relegata in un residence solitario, lontana da casa ormai da tre settimane, in quel Veneto che, insieme a Lombardia ed Emilia Romagna, è in cima alla classifica delle regioni più colpite dal maledetto coronavirus.
Antonella, di Loreto Aprutino, è direttore generale di Moorer, azienda veneta di abbigliamento ed è rimasta bloccata in Veneto dal decreto. «Gli alberghi sono tutti chiusi, così ho preso un piccolo appartamento con un cucinino. Altrimenti, con tutti i ristoranti e i bar chiusi, non avrei saputo neanche come mangiare!». Con sé ha poche cose, quelle che normalmente si mettono in una piccola valigia per la trasferta di una settimana. «Non sapevo che sarei dovuta restare qui per così tanto tempo!», ride. «Mi sembra di essere tornata indietro di trent’anni: senza lavatrice, senza lavastoviglie, senza nessuna delle comodità di casa. Con i pochi vestiti che ho con me, devo fare tutto il bucato a mano, come faceva mia nonna!»
«Qui dove sto io», ribadisce, «va anche abbastanza bene, non ci sono tanti casi. Questa parte del Veneto, al confine con la Lombardia, non è densamente abitata. In azienda, per fortuna, non abbiamo avuto casi». Anche perché, come spiega la manager abruzzese, alla Moorer si lavora con le mascherine e tutto il resto da almeno cinque settimane.
Nell’immaginario, gli abruzzesi fuori sede si fanno mandare valigie piene di salsa di pomodoro e olio extravergine d’oliva. Antonella no, e ride mentre racconta: «Dall’Abruzzo, mi sono fatta mandare le bottiglie di Amuchina, perché qui non ce n’erano più. Ho mandato mia madre a fare il giro dei negozi e mi sono fatta mandare un pacco pieno, insieme con le mascherine, che qui erano praticamente introvabili».
Ma non sta certo con le mani in mano, una abituata a trovare soluzioni come Antonella. L’idea di importare mascherine è venuta al suo capo dopo che un fornitore cinese, conoscendo la situazione italiana, ne aveva inviato in dono un carico da usare in azienda. Dopo diverse richieste d’aiuto arrivate dai due ospedali della zona, è scattata l’idea di trovare un modo per velocizzare il processo di importazione. «Abbiamo valutato i rapporti privilegiati che l’azienda aveva con la Cina e ci è venuta l’idea di sfruttare i nostri canali per far arrivare in Italia quante più mascherine possibile, da ridistribuire senza fine di lucro agli ospedali che ne hanno bisogno». Gli ospedali e gli altri enti devono seguire dei canali precisi, non sono abituati a destreggiarsi con i problemi di dogana, spiega Antonella, «così abbiamo provato a farli arrivare noi, tramite i nostri canali privilegiati. Abbiamo un hub commerciale in Cina con un corrispondente che in loco verifica tutto il materiale e ne valuta la bontà. Poi seguiamo il percorso giusto, i trasportatori giusti, selezionando i Paesi dove la merce può fare scalo». Perché non tutti gli scali sono buoni e la merce rischia di essere confiscata, è successo anche a un carico della protezione civile abruzzese.
Antonella, con l’azienda, mette a disposizione l’esperienza. Il quadro normativo evolve alla velocità della luce, di giorno in giorno; quello che è valido oggi, magari non lo sarà domani. «Oggi ci vuole resilienza», dice. «Non è una parola che mi piace usare di solito, ma di fronte alle situazioni che evolvono così velocemente è proprio quello che ci vuole. Nessun corso di management ti prepara a gestire una cosa come questa».
Intanto, Antonella cerca di distribuire i suoi carichi di mascherine e camici. È in contatto con Serena Tucci, la ricercatrice di Atessa che da New York, insieme a Silvia Sciorilli Borrelli, ha organizzato un crowdfunding per la raccolta di fondi destinati all'acquisto di dispositivi di protezione per l’Ospedale di Atessa: arriveranno 500 mascherine Ffp2, 500 camici in tnt, 500 tute in tnt. A Sulmona, invece, arriveranno, tramite la Croce Rossa 1000 Ffp2 e 100 tute termosaldate. «Siamo costretti a lavorare solo con gli ospedali», spiega Antonella, «ed è un guaio, perché queste cose servirebbero anche ad altre categorie, come chi fa le pulizie negli ospedali e ogni giorno è in pericolo, oppure le onoranze funebri. La prima fornitura è in partenza per l’Abruzzo. Intanto, il primo carico da 1500 pezzzi è stato donato. Ora mettiamo a disposizione la nostra capacità di muovere le cose».
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