«Antonio Mancini miglior sindaco»

Il ricordo dell’ex consigliere e assessore comunale Di Sciascio
di SERGIO DI SCIASCIO *
Se fosse ancora in vita, il 13 febbraio avrebbe festeggiato il suo compleanno e varcato la soglia dei cento anni. Probabilmente, per me nessun dubbio, Antonio Mancini è stato il miglior sindaco di Pescara, l'amministratore e il politico che più di ogni altro si è speso per la città e la sua provincia, con una moltitudine di realizzazioni. Ha lasciato un vuoto incolmabile. E' stato il sindaco per antonomasia di Pescara, contribuendo prima alla sua ricostruzione e poi a promuoverne lo sviluppo.
Al termine della Seconda guerra mondiale - vi prende parte, comandante di artiglieria, in azioni militari in Sardegna ed Emilia - tornò nella sua Serramonacesca che aveva lasciato, per studiare (di solito come autodidatta fino alla laurea in Scienze Politiche), e per lavoro (vincendo un concorso alle Poste). Il suo impegno politico è diretta conseguenza della certezza di trovare nella Dc di Alcide De Gasperi - prima nel cattolicesimo popolare di Luigi Sturzo - risposte a tutta una serie di quesiti di ordine generale e, in seguito, propri dell'opera di ricostruzione che attendeva il Paese in ginocchio, e in particolare Pescara, distrutta dalla guerra. I drammatici bombardamenti alleati del 31 agosto, 14,17 e20 settembre 1943, procurarono una tragedia civile per la morte di oltre 3000 persone, mentre la città fu quasi rasa al suolo.
Le forze politiche che prevalgono a Pescara nel dopoguerra riflettono i risultati del Referendum istituzionale: Repubblica 56,5%, Monarchia 43,5%. Percentuali quasi analoghe a Teramo, mentre di opposto orientamento Chieti (Monarchia 62,4%, Repubblica 37,6%), e L’Aquila (Monarchia 53,3%, Repubblica 46,7%). Il 10 giugno 1944, gli alleati e le forze del Comitato di Liberazione nazionale entravano in una città deserta e saccheggiata. L'impatto fu scioccante. Il Cln nominò prima commissario e poi sindaco il socialista Italo Giovannucci. Il compito che lo attendeva era impegnativo: far sparire le macerie e restituire il senso della vita a una popolazione che aveva perduto tutto. La ricostruzione fu avviata e la rinascita si compì negli anni '50. Alle elezioni amministrative del 2 luglio 1956 la Dc, guidata da Antonio Mancini, ottenne il 33,7% dei voti, mentre l'alleanza social comunista, che aveva amministrato la città in precedenza, arrivò al 41,5%. Mancini ottenne l'appoggio dei partiti di centrodestra, e la proclamazione di primo cittadino, prevalendo, con 21 voti contro 16, sul sindaco uscente Vincenzo Chiola.
Per Pescara iniziò uno straordinario periodo di opere, interventi realizzati in tempi brevissimi. Mi riferisco, all'acquedotto del Giardino, d'importanza capitale per una comunità assetata, ponte D'Annunzio, quartiere San Donato, tribunale, Villaggio Alcione, carceri, stadio Adriatico, Teatro D'Annunzio, mercati coperti. A seguire, lo spostamento degli impianti ferroviari, la nuova stazione, la sistemazione di porto e aeroporto.
Nel suo "Viaggio in Italia" del 1956, lo scrittore vicentino Guido Piovene così mostrava la città di Pescara: "In Abru. zzo emerge il prodigio di Pescara nuova, uno dei fatti straordinari dell'Italia del dopoguerra. Una città americana in Italia. Si è sviluppata lungo il mare; continua a crescere. Unica in Italia, una città ribollente, confusa, in cui uomini e gruppi affluiscono. Gente di tutto l'Abruzzo scende a Pescara, Mecca e miraggio dei popoli di montagna".
Eletto deputato il 21 maggio 1964, sedette sui banchi di Montecitorio per tre legislature, fino al 4 luglio 1976. La sua azione politico-amministrativa risultò decisiva e risolutiva per la realizzazione, peraltro sotto gli occhi di tutti, di ospedale, università, mercato ortofrutticolo, teatro D'Annunzio, sede uffici regionali a Pescara. Consorzio industriale "Chieti - Pescara", Asse attrezzato, sede regionale Rai. Negli anni '60 Pescara, sotto la sua guida, balzerà in testa alle classifiche italiane dello sviluppo. Raffaele Colapietra, nella sua Storia, ha parlato di un'opera ciclopica, "un bilancio di innegabile imponenza. Da sindaco costruì la nuova Pescara che lasciò ai posteri ingrandita e ambiziosa, cui l'intero Abruzzo è debitore".
Mancini lasciò la famiglia (la moglie Tina, i figli Giovanna, Armando e Francesco) e gli amici, il 17 aprile 1982. Aveva appena compiuto 67 anni, e da poco si era dissociato dalla politica attiva. Coincidenza volle che nello stesso giorno la Dc abruzzese celebrasse a Silvi Marina il congresso regionale.
* ex consigliere e assessore del Comune di Pescara

