Antosa: rispetto agli uomini il reddito è sempre inferiore

PESCARA. «Rispetto a Pescara ci sono sicuramente modelli molto più virtuosi, in Italia». Per Laura Antosa, presidente provinciale dell’ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e...
PESCARA. «Rispetto a Pescara ci sono sicuramente modelli molto più virtuosi, in Italia». Per Laura Antosa, presidente provinciale dell’ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, c’è ancora molta strada da fare, in città, anche se non si possono negare i traguardi già raggiunti per tutto ciò che riguarda le donne.
Commentando il dato diffuso dall'Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, che colloca Pescara al primo posto in Italia tra i centri “women friendly”, la rappresentante degli architetti fa notare che i dati in suo possesso sono diversi.
«A livello locale, almeno per il mondo degli architetti e dei professionisti, che è costituito per il 43 per cento da donne, vige ancora il gender gap, rispetto al reddito. Quindi, a parità di impiego di qualifica piuttosto che di responsabilità, i dati ci danno uno scarto di redditualità rispetto al mondo maschile e questo elemento non ci consente di definire una situazione virtuosa come auspicano le indagini a livello nazionale» diffuse dall’ente camerale di Monza e Brianza.
Certo, prosegue Antosa, c'è stato «un aumento della presenza delle donne in tutte le posizioni e c'è una bella presenza femminile, ma a fronte di questa crescita, che è anche qualitativa perché aumentano le donne ai livelli apicali, rimane il gap reddituale. Per chi fa un mestiere tecnico come il nostro c'è ancora un retaggio culturale, il retaggio del tecnico-uomo, per cui facciamo fatica doppia a introdurci. Insomma c'è ancora da lavorare ma questa è anche una scommessa rispetto alla quale dobbiamo metterci in gioco».
Al di là dei dati che per Antosa non sembrano condivisibili, e pensando alla vita di tutti i giorni, il presidente dell’Ordine ha registrato una «apertura e una maggiore inclusione» a favore delle donne e anche «un miglioramento dei servizi, negli ultimi dieci anni, ma in termini di sicurezza c'è ancora da fare», osserva. «In linea generale», prosegue, «per i servizi non trovo degli svantaggi particolari tra uomini e donne. Anzi, credo che si stia lavorando per la parità di genere, cioè per offrire gli stessi servizi. Ma se si deve parlare di modelli ce ne sono sicuramente di molto più virtuosi, come Bologna, che è una città più inclusiva e si è impegnata sul fronte della parità di genere».
Difficile dire, però, dire con esattezza che cosa manchi a Pescara, oggi. «Sono sicura che potrebbe piacermi di più, in termini di opportunità, e che si potrebbe pensare a creare maggiori occasioni di scambio e di incontri, a una maggiore concertazione di inclusione a tutti i livelli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

