Anziana truffata da falso nipote Il campano resta in carcere

PESCARA. Sceglie la strada del silenzio, e quindi di non rispondere alle domande del giudice, Emmanuele D'Ercole, il napoletano di 28 anni che lo scorso 9 aprile è stato arrestato per aver raggirato...
PESCARA. Sceglie la strada del silenzio, e quindi di non rispondere alle domande del giudice, Emmanuele D'Ercole, il napoletano di 28 anni che lo scorso 9 aprile è stato arrestato per aver raggirato una pescarese di 88 anni con la complicità di due persone rimaste sconosciute, portandole via gioielli per 4 mila euro e 2.500 euro in contanti, con l’espediente del finto nipote finito nei guai.
In collegamento dal carcere di Poggioreale dove è attualmente detenuto, il 28enne si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip di Pescara, Antonella Di Carlo, che aveva firmato la misura cautelare eseguita dalla squadra mobile di Pescara con l’ausilio dei colleghi campani.
Il classico raggiro a un’anziana che, pur di aiutare il nipote di 14 anni, che a suo dire rischiava l’arresto se la nonna non avesse prontamente trovato i soldi per risolvere il problema, aveva permesso a un finto dipendente delle Poste, D’Ercole appunto, di entrare in casa con la scusa di essere stato delegato dalla ditta creditrice di quei soldi, e portar via oro e contanti, oltre ad altri 2.000 euro che l’anziana è andata poi a prelevare alle Poste proprio per evitare che scattasse una denuncia contro il sedicente nipote che aveva fatto un acquisto online da 6.800 euro senza pagare.
Il raggiro è stato scoperto dal figlio dell’anziana per caso: «Conversando con mio figlio», riferì l’anziana alla polizia, «gli chiedevo quando avrei potuto riavere la mia fede nuziale da mio nipote. A quel punto mio figlio si insospettiva e chiamava la polizia».
La scientifica, nell’appartamento della donna, riuscì poi a trovare una serie di impronte su una confezione di carta stagnola manipolata dall’autore del reato per la pesatura dei monili d’oro: da lì gli investigatori sono risaliti all’arrestato che aveva avuto una precedente condanna. Nella misura, il giudice parla di «modalità gravi ed odiose di commissione dell'illecito», disponendo la misura in carcere «perché la sua personalità non garantisce il rispetto delle prescrizioni connaturate a misure meno afflittive». I truffatori avrebbe agito nello stesso momento: uno chiamando la donna sul telefono fisso spacciandosi per il nipote, l’altro sul cellulare spacciandosi per il dipendente delle Poste, andando poi a casa sua per prendere ori e soldi. Ma la signora, nonostante l'età, ha fornito poi alla polizia una serie di elementi molto importanti, descrivendo nei particolari l’abbigliamento del truffatore, oltre a riconoscerlo dalle foto segnaletiche.

