Apollo, un’oasi di sole per grandi e piccini

Da 12 anni la buona cucina marinara della famiglia Pagliari
PESCARA. L’identità è quella della tradizione marinara pescarese. Anche oggi che il peso delle attività legate alla pesca ha lasciato spazio allo spirito imprenditoriale su terraferma. I valori genuini della famiglia, la dedizione al lavoro e lo spirito di sacrificio sono un lascito del padre, Mario Pagliari, ucciso nel 2008 nel parco di Villa de Riseis, a due passi dal Lido Apollo. «Ci ha insegnato che nella vita non bisogna avere paura di cadere, l’importante è avere la forza di rialzarsi», sintetizza Domenico, il maggiore dei tre fratelli che oggi si alternano nella gestione di una dei lidi più grandi del lungomare nord. Dodici anni fa, per rilevare la concessione balneare e iniziare a costruire il sogno di un avvenire luminoso, è stato necessario rinunciare all’unica fonte di reddito: il peschereccio Pajar che da circa 50 anni solcava l’Adriatico con il nome della storica famiglia di pescatori di Borgo Marino.
«Abbiamo provato a seguire le orme di papà», racconta Domenico Pagliari lasciando trasparire una leggera punta di imbarazzo, «ma non ci siamo riusciti, perché la vita in mare era troppo dura. Allora abbiamo deciso di scommettere tutto su questa attività. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato giorno e notte. Ci siamo impegnati tutti: io, i miei fratelli Francesco e Alessandro, la mamma e le mie cognate. Ma il grosso del lavoro è stato di papà, vera colonna portante e punto di riferimento per tutti. Noi figli, al mattino, pulivamo la spiaggia e la sera ci davamo da fare come camerieri al ristorante. Papà si occupava della cucina ed era considerato uno dei migliori cuochi di pesce di Pescara».
Raccontano che, nell’anno di apertura del ristorante, bisognasse telefonare almeno due settimane prima per trovare posto in uno dei dieci tavoli allestiti in sala. In totale, i posti a sedere erano una trentina: un numero irrisorio se confrontati a quelli di oggi. Su quella spiaggia immensa dove oggi ci sono cento palme e circa 200 ombrelloni, erano state sistemate appena 3 palme e 45 ombrelloni. «L’opportunità di allargarci è nata da un’intuizione di Dario Sterlecchini, gestore dell’Acapulco», prosegue Domenico, «una sera a cena ci ha consigliato di contattare i Comuni dell’hinterland per ospitare le colonie marine estive e così abbiamo fatto. Terminato il periodo di ospitalità, i bambini chiedevano ai genitori di tornare all’Apollo e così intere famiglie da Cepagatti, Pianella, Cappelle, Rosciano, San Valentino e Manoppello hanno cominciato a fare le vacanze a Pescara. Mano a mano ci siamo ampliati e la gente ci ha apprezzato soprattutto perché siamo uno stabilimento pensato per le esigenze delle famiglie e gestito da una famiglia di 20 dipendenti». Il parco giochi sulla sabbia del Lido Apollo è il più grande d’Abruzzo: un vero paradiso per il divertimento dei più piccoli, luogo ideale per organizzare feste, compleanni e intrattenere i bambini la domenica con i pupazzi animati. La concessione è organizzata in maniera tale che ognuno dei Pagliari ha il suo compito ben definito: Domenico gestisce la spiaggia, i fratelli Alessandro e Francesco si occupano del ristorante e della pizzeria, mentre mamma Paola è l’anima della cucina.
«Abbiamo sempre il pesce fresco», ci tiene a sottolineare con orgoglio Domenico, «mio fratello Francesco ogni mattina alle 4,30 va al mercato ittico per partecipare alle aste del pesce locale e accaparrarsi il pescato migliore. Adesso c’è il fermo biologico, ma ci siamo organizzati in modo che 4 volte a settimana si va a Bari o a Molfetta per portare a tavola i prodotti freschi e non deludere i clienti».
Segno dell’impronta genuina dei Pagliari è la festa di chiusura della stagione estiva, una cena a base di pesce offerta dai gestori di Apollo a tutti i clienti: un rito che attira ogni volta circa tremila persone e che si ripeterà a fine mese per il 12° anno consecutivo.
«Il prossimo inverno», prosegue il balneatore, «abbiamo deciso di mantenere il locale aperto. Nella sala piccola metteremo i tavoli, mentre in quella grande allestiremo un parco giochi al coperto per i bambini. Lo facciamo per provare a combattere la crisi».
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