Appalti Asl, chiesti tre anni per l’ex manager Ciamponi

5 Aprile 2024

PESCARA. Due ore e mezza di requisitoria per concludere con la richiesta di condanna a tre anni di reclusione. Per i pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, l’ex direttore generale della Asl pescarese,...

PESCARA. Due ore e mezza di requisitoria per concludere con la richiesta di condanna a tre anni di reclusione. Per i pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, l’ex direttore generale della Asl pescarese, Vincenzo Ciamponi, accusato di corruzione per l’esercizio della funzione nell’ambito della complessa inchiesta sull’appalto da 11 milioni di euro per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, è colpevole e va condannato.
Dall’inchiesta madre era rimasta sospesa soltanto la posizione di Ciamponi dopo i patteggiamenti del presidente della Coop La Rondine che si aggiudicò l’appalto, Domenico Mattucci e di Luigia Dolce, coordinatrice della stessa Coop (due anni a testa), e dopo il suicidio in carcere del principale imputato, l’allora dirigente medico Sabatino Trotta (impiccatosi nel carcere di Vasto lo stesso giorno dell’arresto) e dopo lo stralcio della Cooperativa.
L’accusa ruota attorno alla sottoscrizione del contratto con La Rondine che, secondo l’accusa, Ciamponi avrebbe fatto pesare a Trotta, suo interlocutore privilegiato con il vertice della coop, che aveva elargito già diverse migliaia di euro su richiesta di Trotta per altri scopi. In cambio, l’imputato avrebbe ricevuto 8mila euro di tangente, in parte utilizzata per l’acquisto di una Fiat 500 usata per il figlio, stando all’accusa. «Se quel giorno», ha detto il pm Sciarretta riferendosi a quando gli investigatori erano sicuri della consegna dei soldi da Trotta a Ciamponi, «avessimo fermato i due in auto e trovato nelle mani di Trotta o di Ciamponi il denaro, forse non ci sarebbe stato questo dibattimento. Ma non è neppure vero che se manca questo passaggio manchi la prova della colpevolezza di Ciamponi».
Gli interventi del pm Anna Benigni prima e di Sciarretta a seguire, sono stati dettagliati nel descrivere la genesi del procedimento e spiegare il significato delle tante intercettazioni ambientali e telefoniche. L’accusa si è basata molto sulle dichiarazioni di Dolce e Mattucci e sull’incidente probatorio nel corso del quale vennero formulate importanti accuse a Ciamponi. «In quel momento», ha precisa Benigni, «non era stata neppure depositata l’ultima informativa della finanza, quindi quelle dichiarazioni sono genuine e anzi i due si accollarono anche un episodio in più di corruzione». Era stata sollevata, secondo l’accusa, una criticità sull’iter del contratto che invece, secondo l’ufficio legale della Asl, non era stata neppure accennata da Ciamponi, ma che sarebbe servita, sostiene l’accusa, per ottenere la «gratificazione» per il suo ruolo. «Sono del tutto inattendibili e menzognere le dichiarazioni rilasciate da Ciamponi in aula sui suoi rapporti con Trotta», hanno affermato i pm, riferendosi al fatto che il dirigente era stato definito dal manager «avvolgente e insistente».
Il giorno del pagamento della tangente, il 26 marzo 2021, Trotta e Ciamponi erano seguiti dalla Guardia di finanza mentre si recavano dal concessionario a comprare l’auto. «C’era già la richiesta di misura cautelare, quindi», ha affermato Benigni, «fermare i due in auto quel pomeriggio avrebbe compromesso l’indagine».
Poi ci sono i messaggi che l’imputato scambia con Trotta subito dopo l’acquisto dell’auto: «Grazie di tutto Sabatino», gli scrive Ciamponi: «Ma questo non è un ringraziamento per averlo accompagnato da un concessionario», ha detto Benigni. «E quando il 7 aprile arriva l’arresto di Trotta», ha aggiunto il pm, «Ciamponi non si preoccupa della morte dell’amico, ma di richiedere la fattura al concessionario: sa che l’acquisto della vettura è collegato alla misura cautelare per quella gara».
Per le arringhe difensive, degli avvocati Massimo Galasso e Gianfranco Iadecola, bisognerà attendere il 9 maggio prossimo. In quella stessa data è prevista anche la sentenza. (m.cir.)
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