PESCARA

Appalti Asl, chiuse le indagini: 13 indagati tra politici e dirigenti

Il terzo filone sulle attività dell’imprenditore Marinelli riguarda la gestione dei servizi di radioterapia e il project financing dell’ospedale di Chieti. Coinvolti tra gli altri Febbo, Paolucci, Bocchino e Di Stefano

PESCARA. Arriva a conclusione anche la terza tranche dell’inchiesta sulle attività dell’imprenditore della sanità Vincenzo Marinelli. Nel mirino la gestione dei servizi di radioterapia e il project financing dell’ospedale di Chieti.

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In questo terzo avviso di conclusione delle indagini firmato dal pm Andrea Di Giovanni, risultano indagati in 13 e fra questi personaggi della politica come Mauro Febbo (consigliere regionale di Forza Italia), Sabrina Bocchino (consigliere regionale della Lega), Silvio Paolucci (consigliere regionale del Pd), oltre a Marinelli (e al suo contabile Pasquale Sentenza), alla ex dirigente del servizio acquisti e beni della Asl di Pescara, Tiziana Petrella, al funzionario Asl, Antonio Verna.

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Altri personaggi di secondo piano (come Corrado Greco e Gabriele Di Bucchianico del Consorzio SGS), con reati quali corruzione e turbativa d’asta, mentre nell’elenco figura anche l’allora dirigente del Comune, Guido Dezio per il reato di favoreggiamento, per aver avvertito Petrella che aveva i telefoni sotto controllo (contestazione che riguarda anche Paolucci e Greco).

TRE GARE DI APPALTO In primo piano figurano tre gare di appalto che avrebbero avuto destinatari concordati. Fra queste, quella che coinvolge i personaggi più noti, è quella per la “Gestione dei servizi di radioterapia e diagnostica integrata” comprensivi di progettazione e realizzazione dei lavori accessori e di installazione delle dotazioni tecnologiche del Policlinico SS. Annunziata di Chieti per 11 anni e mezzo, proposto dalla Medipass spa di cui Marinelli era agente (ma ci sono anche le gare per «l’assistenza domiciliare integrata» e quella per «la fornitura di servizi in favore di pazienti in stato di fragilità»). Per spianare la strada al project, per l’accusa, Marinelli avrebbe ottenuto i favori dei politici in cambio di finanziamenti per campagne elettorali, sponsorizzazioni a squadre di calcio, promesse di voti, regalie varie.

I POLITICI Mauro Febbo (FI), dapprima come assessore regionale, poi come consigliere di maggioranza, per «non osteggiare in sede politico/amministrativa regionale il Project Financing proposto da Medipass»; Sabrina Bocchino (Lega) «per aver promesso di sollecitare o comunque appoggiare in sede politica regionale l’indizione della gara, nonché in vista di una serie futura ed indefinita di atti del proprio ufficio in favore degli interessi particolari di Marinelli e delle società allo stesso riferibili»; Silvio Paolucci (Pd), dapprima quale assessore regionale alla sanità e poi quale consigliere regionale «per aver stimolato, sostenuto e sollecitato gli atti procedimentali propedeutici alla dichiarazione di fattibilità del Project, quindi per non essersi opposto (quale consigliere di minoranza) e non ostacolato ed anzi per appoggiare l’iter propedeutico alla pubblicazione del bando di gara del Project». L’ex parlamentare e candidato sindaco di Chieti, Fabrizio Di Stefano, è invece coinvolto (insieme a Vittorio Forte e Tiziana Sestini della “Start up consulting”), anche quale «socio al 100% ed amministratore di fatto» della Start up, per aver emesso nel 2020 due fatture per operazioni inesistenti (per un totale di 5.000 euro), in «favore della Ciemme Hospital e Wortech srl (società entrambe amministrate da Marinelli), al fine di consentire alle stesse l’evasione dell’Iva e delle imposte dirette oltreché al fine di occultare un finanziamento elettorale illecito al candidato Fabrizio Di Stefano».

FINANZIAMENTO ELETTORALE A carico di Marinelli, Di Stefano, Forte, Bocchino e Sentenza, anche l’ipotesi di traffico di influenze illecite in quanto l’ex parlamentare, millantando rapporti con i vertici della Lega, si «faceva consegnare la somma di 5.000 euro veicolando un finanziamento elettorale», grazie anche al suo mandatario Forte «come prezzo della propria mediazione illecita con Luigi D’Eramo (non indagato ndr) affinché costui, interagendo con i consiglieri della Lega esercitasse il proprio potere di influenza politico/amministrativa e li convincesse ad appoggiare il bando di gara».