Appalti Asl pilotati e corruzione: libero il factotum di Marinelli

I giudici del Riesame hanno accolto le richieste della difesa, ordinando l’immediata scarcerazione Graziano Canonico è l’unico dei cinque arrestati ad aver ottenuto la revoca della misura cautelare
PESCARA. Il primo e l’unico a tornare in libertà dei cinque personaggi coinvolti nello scandalo delle gare di appalto pilotate alla Asl di Pescara (per un valore complessivo di 35 milioni di euro), è Graziano Canonico, il factotum dell'imprenditore della sanità Vincenzo Marinelli, finito ai domiciliari insieme alla dirigente Asl, Tiziana Petrella, al funzionario Antonio Verna, e all'imprenditore Fabio Tonelli. Ieri i giudici del tribunale del riesame dell’Aquila hanno accolto le tesi prospettate dagli avvocati Ernesto Torino Rodriguez e Sara D'Incecco che assistono Canonico: hanno annullato la misura cautelare nei suoi confronti, ordinandone l’immediata scarcerazione (anche lui era ai domiciliari come tutti gli altri). I difensori, nel chiedere la revoca della misura, avevano battuto molto su tre aspetti, che poi sostanziano i requisiti che vengono posti a fondamento della misura, in questo caso assunta dal gip di Pescara Antonella Di Carlo, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare. Il primo punto riguarda il lasso di tempo trascorso tra la commissione dei fatti (al riesame non si entra nel merito della vicenda, ma si esaminano soltanto i motivi che hanno portato alla decisione del gip) e l’esecuzione della misura: e qui si parla di episodi contestati in un periodo che va dal 2019 al 2020; il secondo punto riguarda la carenza delle motivazioni rispetto alla possibile reiterazione del reato; terzo e non ultimo, il fatto che Canonico era soltanto un dipendente di Marinelli. Gli faceva da autista e da tuttofare, ma certamente non aveva nessun potere decisionale e non poteva incidere su nessuna scelta fatta dal suo datore di lavoro. Una decisione quindi abbastanza in linea con i requisiti su cui si basa una misura cautelare e che segue una sua logica in riferimento anche alle precedenti decisioni assunte dai giudice del riesame nei confronti degli altri tre che hanno presentato ricorso (Tonelli, coinvolto per una gara sulle mascherine in piena pandemia, non ha fatto ricorso). Parliamo dei due dipendenti della Asl, Petrella e Verna, che i giudici hanno scarcerato, ma sostituendo i domiciliari con la misura interdittiva della sospensione di un anno dalla loro attività all'interno della struttura sanitaria, proprio per impedire un possibile inquinamento delle prove. Cosa che invece non è stata fatta per Marinelli il cui ricorso è stato rigettato, forse proprio per un possibile inquinamento delle prove (le motivazioni si conosceranno fra circa 40 giorni): è vero che l’imprenditore si era dimesso da ogni incarico all’interno delle sue società, ma è anche vero che, essendo un privato, libero professionista, avrebbe potuto avere modo di inquinare con le sue molteplici conoscenze nella Asl e nella politica, ma soprattutto avrebbe potuto incidere sugli altri quattro filoni di inchiesta ancora aperti che lo vedono coinvolto. Quindi si può affermare che la tesi accusatoria formulata dal pm Andrea Di Giovanni ha superato la valutazione del Tribunale del riesame: dei tre principali protagonisti, uno è rimasto ai domiciliari e gli altri due hanno avuto una misura interdittiva che fa restare in piedi le accuse di turbativa d’asta e corruzione contestate dalla procura.

