Appalti e droga, chiuse le indagini Restano coinvolti Trisi e altri otto

21 Febbraio 2024

Nell’avviso di conclusione, rientrano con l’accusa di assenteismo i dipendenti Ricordi e Centorame Oltre all’ex dirigente dei Lavori pubblici e De Leonibus, c’è anche Sospiri per finanziamento illecito  

PESCARA. Arriva al capolinea l’inchiesta sullo scandalo degli appalti al Comune di Pescara: quello che nell’estate scorsa (giugno 2023) fece finire in manette l’allora dirigente dei lavori pubblici Fabrizio Trisi (poi estromesso dal suo ruolo che peraltro non poteva neppure occupare e per giunta a tempo determinato), e l’imprenditore Vincenzo De Leonibus.
Appalti, tangenti e cocaina i tre ingredienti che hanno guidato l’inchiesta condotta dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta. In nove (otto persone fisiche e una giuridica) figurano nell’avviso di conclusione delle indagini spedito dalla procura agli interessati. E fra questi c’è anche l'attuale presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, al quale viene contestato un finanziamento illecito di 400 euro, per una cena elettorale (era la vigilia delle elezioni politiche del settembre 2022) che organizzò Trisi (alla quale peraltro parteciparono anche altri esponenti politici) e che avrebbe pagato De Leonibus. Passaggi dai quali l’esponente politico si è sempre dichiarato estraneo.
GLI INDAGATI E la lista degli indagati prosegue con i due dipendenti dell’allora dirigente Trisi: Jairo Ricordi e Gianluca Centorame, originariamente destinatari della misura della sospensione dal lavoro per un anno, poi cancellata dalla messa alla prova definita dal giudice, dopo che era stato derubricato il reato di peculato (per l’uso dell’autovettura d’ufficio) con quello più lieve di peculato d’uso. Ma a sorpresa, i due figurano di nuovo come indagati, perché soltanto dopo la procura ha contestato loro anche il reato di assenteismo: 144 ore per Centorame, 287 per Ricordi, tempo che non avrebbero dedicato al lavoro, ma speso andando in giro con Trisi e De Leonibus, in particolare nella ormai famosa “tana delle tigri”, quel locale che un imprenditore aveva messo a disposizione di Trisi e dove i quattro si riunivano per consumare cocaina, giocare a carte e, anche, individuare gli appalti da destinare all’imprenditore. Fra gli indagati figura anche Tommaso Catani, figlio del sindaco di Picciano (con il quale «Trisi aveva rapporti personali e professionali», come si legge nell’imputazione), che sarebbe stato favorito nell’assunzione a “Pescara Energia”, dove la commissione d’esame era presieduta da Trisi che, stando all’accusa, avrebbe suggerito al candidato la busta da prendere, dove c’erano le domande concordate. Il cerchio degli indagati si chiude con i due spacciatori, Vincenzo Ciarelli e Pino Mauro Marcaurelio, anche loro destinatari a suo tempo della misura cautelare.
LE ACCUSE Le accuse contestate a vario titolo sono quelle di turbativa d'asta, corruzione, finanziamento illecito dei partiti, assenteismo e violazione del decreto 231 del 2001 che riguarda la responsabilità amministrativa dell'impresa favorita e cioè quella di De Leonibus.
LE GARE CONTESTATE Fra le gare finite nel mirino della procura, anche quella da 3 milioni e mezzo di euro dell’Aca, relativa alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti interne dei Comuni delle zone litoranea e metropolitana. Gara che «veniva aggiudicata alla “De Leonibus Costruzioni” e alla società “SA.TO” ( quest'ultima legata da cointeressenze economiche con Vincenzo De Leonibus), le quali ottenevano, anche grazie al ruolo di presidente della commissione ricoperto da Trisi, l’aggiudicazione dei suddetti lotti di gara, con un punteggio nell’offerta tecnica di gran lunga superiore rispetto a quello degli altri offerenti, così da creare un divario con gli altri partecipanti difficilmente colmabile con il punteggio comunque attribuibile all’offerta economica».
LA CORRUZIONE Quanto alla corruzione contestata a Trisi e De Leonibus, la procura parla di «plurimi affidamenti diretti e in somma urgenza, di lavori e forniture pubbliche, per il Comune di Pescara, per importi monetari superiori complessivamente a 100 mila euro negli anni 2020, 2021, 2022 e 2023». Per il suo interessamento Trisi «riceveva dal corruttore De Leonibus tra le altre cose il pagamento di 43 pranzi, ad alcuni dei quali partecipavano anche i suoi familiari e i collaboratori Ricordi e Centorame; la consegna di 1.000 euro e di 100 euro; l’acquisto di sostanze stupefacenti; sistematici trasporti a bordo dell’auto di De Leonibus per soddisfare propri impegni di lavoro ed esigenze personali». Tutta una serie di accuse che potrebbero però essere definite prima di un eventuale processo: i riti alternativi sarebbero infatti al vaglio di tutti gli indagati.