Appalti e droga, De Leonibus torna libero

Ma l’imprenditore angolano non potrà fare contratti con la pubblica amministrazione per 12 mesi
PESCARA. Torna in libertà anche Vincenzo De Leonibus, l’imprenditore angolano coinvolto in un giro di appalti, tangenti e droga al Comune di Pescara: un giro che lo aveva fatto finire in carcere insieme all’allora dirigente dei Lavori pubblici del Comune, Fabrizio Trisi, e altri due spacciatori di cocaina.
Gli arresti erano scattati il 12 giugno scorso, richiesti dai due magistrati che seguono l'inchiesta, Anna Benigni e Luca Sciarretta. Poi, i difensori dei due principali indagati, Augusto La Morgia e Sergio Della Rocca (per De Leonibus) e Marco Spagnuolo (per Trisi), avevano presentato istanza di scarcerazione per entrambi (con il parere favorevole della procura), ma il gip Fabrizio Cingolani, aveva accolto soltanto quella di Trisi, ormai ex dirigente del Comune. Ora, i giudici del tribunale del riesame dell’Aquila hanno accolto parzialmente il ricorso presentato dai legali di De Leonibus, disponendo la scarcerazione per l’imprenditore, ma applicandogli due misure interdittive: De Leonibus non potrà concludere contratti con la pubblica amministrazione e viene comunque interdetto dal compiere «attività inerenti all’esercizio di uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese», tutto per una durata di 12 mesi. Il perché di questa decisione, i giudici lo spiegano nelle quattro pagine dell’ordinanza. L'imprenditore, così come aveva evidenziato il gip pescarese nel suo rigetto, «ripresa l'attività imprenditoriale anche mediante la costituzione di altra società, con elevato grado di probabilità - desunta dall'atteggiarsi delle condotte delittuose per le quali si procede, ramificatesi in varie direzioni (si pensi al reato di finanziamento illeciti di partiti) e protrattesi nel tempo - tornerebbe a commettere reati della stessa specie di quelli per i quali si procede». Ma, queste le motivazioni della scarcerazione, considerato il decorso del tempo; la circostanza che l’indagato ha dato le dimissioni da legale rappresentante della sua società colpita, peraltro, da misura interdittiva; considerato «che la persona che costituiva la sua entratura nel Comune di Pescara, Trisi, ha dato le dimissioni dalla carica rivestita: tutte queste circostanze inducono a ritenere che le esigenze cautelari di prevenzione speciale, sebbene ancora sussistenti, si siano attenuate». E quindi i giudici ritengono che con la loro decisione, «il rischio di reiterazione sia ridotto al minimo, dovendosi peraltro ritenere che il periodo di misura cautelare custodiale già sofferto abbia costituito per De Leonibus un momento di rivisitazione in senso critico delle condotte illecite mantenute». Secondo l'accusa, per circa tre anni De Leonibus avrebbe fatto affari in Comune grazie alla corsia preferenziale che gli aveva riservato l’ex dirigente Trisi che gli avrebbe affidato diversi e importanti appalti. Stando al risultato delle indagini della Finanza, spesso De Leonibus acquistava la cocaina per Trisi: droga che veniva consumata nella maggior parte dei casi, nella "tana delle tigri", locale messo a loro disposizione da un altro imprenditore.

