Appalto Cup scaduto, costerà 52 milioni

28 Ottobre 2019

Corsa contro il tempo della Regione per bandire la gara dei centri di prenotazione delle Asl: solo 2 mesi per evitare il caos 

PESCARA. Sette anni fa l'appalto. Nel 2015 l'aggiudicazione per la durata di tre anni più due. Il primo gennaio del 2020 quindi il tempo sarà scaduto.
Gli oltre cinquanta milioni di euro per i Cup, centri unici di prenotazioni delle Asl abruzzesi, sono da riaffidare entro sessanta giorni. Per la sanità regionale è una corsa contro il tempo. Giovedì scorso, in Commissione sanità, la quinta, presieduta da chirurgo Mario Quaglieri (Fratelli d’Italia), i sindacati di categoria hanno chiesto spiegazioni all'assessore regionale alla Sanità. E Nicoletta Verì (Lega) ha risposto che l'11 ottobre scorso ha ricostituito il gruppo che dovrà occuparsi dell'appalto d'oro.
TEMPI LUNGHI. Toccherà alla Asl di Pescara, che però non ha ancora il nuovo direttore generale, gestirlo. Ma i sindacati della sanità chiedono una contrattazione anticipata: una richiesta che farà certamente allungare i tempi. La Regione però ha solo due mesi per evitare il caos. E se per cinque anni di appalto il costo è di 52 milioni, per ogni anno l’ente spende oltre 10 milioni di euro. Sulla carta, quindi, la Regione non può permettersi alcuna dilazione di tempo né proroghe.
IL CAMPANELLO. È stata un’interpellanza del consigliere regionale del Pd, Antonio Blasioli, a lanciare l'allarme sui Cup in scadenza e ad accendere i riflettori sull'affidamento milionario, tra i più costosi per la sanità della Regione Abruzzo. Nella sua interpellanza al presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, il dem Blasioli chiede tra l'altro se sarà possibile continuare il servizio senza interrompere i contratti o, in caso contrario, se è comunque consentita una proroga.
All'esponente dell'opposizione preme infatti conoscere la sorte di decine di lavoratori, esterni alla Asl, che forniscono il servizio per prenotare visite ed esami medici attraverso i front-office degli sportelli oppure i call center. «I sindacati nella quinta commissione, in particolare la Cgil, hanno chiesto una contrattazione d’anticipo», conferma Blasioli, «cioè da svolgersi prima della pubblicazione del bando».
«I punti da chiarire», sottolinea, «sono questi: l’inserimento di clausole sociali a tutela dei lavoratori ma anche a tutela della retribuzione, che dev’essere adeguata agli straordinari che il personale già svolge con carattere di regolarità ma senza remunerazione».
LA SCELTA. «Bisogna evitare contratti pirata», dice Blasioli. «Per esempio nella Regione Molise il contratto applicato ai dipendenti del Cup è quello del terziario e commercio che è più consono, ma potrebbe andare bene anche il contratto multiservizi. Oggi invece i dipendenti, decine di lavoratori abruzzesi, hanno contratti diversi pur svolgendo lo stesso lavoro. Variano a seconda del soggetto da cui sono assunti. In alcuni casi si parla di contratti delle coop sociali».
GRANDI NUMERI. Parliamo di 440 dipendenti per un appalto che partiva dal 2012 e aveva come stazione appaltante la Asl Lanciano-Vasto-Chieti. Venne sottoscritto dalle quattro Asl in diverse date, la prima il 2 gennaio 2015 per Chieti dove infatti terminerà il 31 dicembre 2019, mentre a Pescara il primo maggio 2020. Ma è sorprendente pensare», afferma il consigliere, «che per un appalto di 52 milioni che, per la prima sottoscrizione ha visto decorrere tre anni (2012-2015, ndr), a due mesi dalla scadenza di Chieti si sia solo riformato un gruppo di lavoro interaziendale per la stesura del nuovo appalto. L’assessore alla Sanità ha comunicato che se ne occuperà la Asl di Pescara. Nel frattempo», sostiene Blasioli, «ci sarà una proroga che sarà sicuramente di almeno un anno che farà incassare altri 10 milioni al raggruppamento di imprese che gestisce il servizio. Il tutto salvo contenzioso». E conclude: «Se non avessi fatto la mia interpellanza quando sarebbe stata bandita la nuova gara?».