Appalto pilotato, indagini chiuse Ciamponi resta l’unico indagato

Il manager Asl avrebbe asservito la sua funzione pubblica agli interessi della coop, ancora coinvolta Dolce e Mattucci hanno scelto il patteggiamento. Escono D’Incecco e Simoni, della commissione di gara
PESCARA. Si chiude l’inchiesta sull’appalto milionario pilotato della Asl, per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, che il 7 aprile dello scorso anno portò all’arresto dello psichiatra Sabatino Trotta (suicida in carcere), dirigente del dipartimento di salute mentale della Asl pescarese, dell’allora presidente della Coop La Rondine che si aggiudicò l'appalto da 11 milioni di euro, Domenico Mattucci, e della psicologa e coordinatrice della stessa Coop, Luigia Dolce. Dopo lo stralcio delle posizioni di Mattucci e Dolce, che formalizzeranno il patteggiamento a due anni di reclusione il 3 febbraio davanti al gup Antonella Di Carlo, l’inchiesta si chiude con un unico indagato: l'attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi (difeso dagli avvocati Tommaso Marchese e Gianfranco Iadecola). A Ciamponi viene contestato il reato di corruzione per l’esercizio della funzione, in relazione alla sottoscrizione dell’appalto incriminato.
Escono invece di scena Antonio D’Incecco e Anna Rita Simoni, che erano i due componenti della commissione di gara: i pubblici ministeri Anna Benigni e Luca Sciarretta hanno deciso che il loro ruolo di testimoni può essere più produttivo anche perché i due erano strettamente collegati a Trotta che si tolse la vita in carcere lo stesso giorno del suo ingresso: senza la testimonianza dello psichiatra, l'utilità di tenerli come imputati sarebbe minima. L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dai due pm e dal procuratore capo Giuseppe Bellelli, coinvolge in prima persona la Cooperativa Sociale La Rondine (assistita dall'avvocato Sergio Della Rocca) in qualità di persona giuridica: imputata per violazione del decreto legislativo 231, in relazione al ruolo che svolsero Mattucci e Dolce nel corrompere Trotta per ottenere l’appalto. E questo anche se la procura rinunciò quasi subito alla misura cautelare nei confronti della Coop, che infatti riprese subito a lavorare, ma cambiando tutti i vertici proprio per dare un segno di discontinuità. E quindi il gup sarà chiamato a chiarire il ruolo della Coop, visto che gli illeciti sarebbero stati ideati da Mattucci e Dolce in maniera autonoma. Sotto la guida dei pm Benigni e Sciarretta, un grosso lavoro è stato svolto dagli uomini della guardia di finanza del colonnello Luca Lauro. Indagini serrate che fecero emergere sin da subito la figura di Ciamponi che rischiò anche l’arresto quando esplose il caso.
Un’inchiesta piuttosto complessa e delicata che sfiorò anche il livello politico quando, dalle testimonianze di Dolce e Mattucci, emerse che 10.000 euro venne portati da Trotta a Roma per consegnarli a qualcuno (mai individuato) di Fratelli d'Italia, partito di cui Trotta era esponente politico. Ma alla fine, su questo fronte, l'unico ad essere ascoltato dai magistrati in qualità di persona informata sui fatti fu il solo governatore abruzzese Marco Marsilio, e la cosa non ebbe un seguito.
Per tornare a Ciamponi, la procura gli contesta di aver asservito «la funzione pubblica esercitata, per denaro ed altre utilità, agli interessi privati di Mattucci e Dolce quali rappresentati de La Rondine, per aver sottoscritto, il 2 marzo 2021, il contratto d’appalto con l'aggiudicataria Sgs nonostante nelle more della definizione della procedura di gara», i vertici della Sgs fossero stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta, «circostanza che, costituendo grave illecito professionale e non essendo peraltro stata comunicata alla Asl, avrebbe potuto indurre l’ente appaltante ad escludere il consorzio Sgs e ad aggiudicare la gara alla seconda classificata».
Per l’accusa, Ciamponi lo avrebbe fatto per incassare 8.000 euro che Mattucci, tramite Dolce, consegnò a Trotta. Somma che quest'ultimo «consegnava a Ciamponi che la utilizzava, in parte, quale provvista per il pagamento al venditore Enrico Sborgia, tramite assegno, della Fiat 500 dallo stesso acquistata» per il figlio: circostanza sempre negata dal manager Asl.
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