Appalto pilotato, la cooperativa blocca gli stipendi agli arrestati

17 Aprile 2021

Il neo presidente della “Rondine” ha illustrato al giudice le misure intraprese per garantire la legalità Obiettivo: evitare l’interdizione dell’attività e salvare i 700 dipendenti. E il gip chiede nuovi documenti

PESCARA. «Il nostro obiettivo immediato è quello di segnare una evidente discontinuità rispetto al passato. Noi lotteremo per i dipendenti e per gli utenti. Andremo avanti e faremo di tutto per essere trasparenti e svolgere la nostra attività nel pieno rispetto della legalità». Questo ha dichiarato ieri mattina in tribunale Alberto Giuliani, il neo presidente della coop “La Rondine” finita nel mirino della magistratura che indaga su un appalto da 11 milioni di euro che la coop, a guida Mattucci, si aggiudicò grazie ai favori del dirigente Asl Sabatino Trotta (suicidatosi qualche ora dopo il suo ingresso nel carcere di Vasto). Lo ha fatto dopo aver terminato l'udienza davanti al gip Nicola Colantonio che ha firmato gli arresti di Trotta, di Domenico Mattucci (ex presidente della coop ancora in carcere) e di Luigia Dolce, la coordinatrice della stessa cooperativa ora ai domiciliari. L’udienza doveva servire per fornire al giudice gli elementi per valutare l’applicazione della misura interdittiva della sospensione da ogni altra gara di appalto pubblica per la coop per la durata di un anno.
Ma l’udienza di ieri non è stata sufficiente, per cui è stata fissata una nuova convocazione per il 30 aprile prossimo. Il perché del rinvio lo spiega l’avvocato Sergio Della Rocca che assiste la coop.
«Abbiamo esposto la nostra posizione e spiegato al giudice cosa abbiamo fatto in questi giorni dopo gli arresti. È necessario, però, che le iniziative che abbiamo posto in essere vengano realizzate. Parliamo in particolare del modello 231 che riguarda le attività intraprese e le misure da adottare per evitare il verificarsi di episodi di corruzione, per poter continuare a dialogare con le pubbliche amministrazioni».
Il giudice, in sostanza, vuole verificare che effettivamente vengano applicati quei rimedi previsti dalla norma per scongiurare il ripetersi di episodi di corruzione come quelli che hanno portato agli arresti dell'ex presidente.
«Un po’ di cose sono già state fatte in questi dieci giorni», prosegue il legale. «Sono state revocate tutte le cariche sociali precedentemente attribuite a Mattucci e nominato il nuovo presidente Giuliani; è stato deciso l’allargamento del cda da 3 a 5 e si sta valutando la possibilità di nominare un temporany manager, un esperto amministrativo che affianchi il nuovo presidente».
La coop ha peraltro avviato anche due procedimenti disciplinari nei confronti di Mattucci e della Dolce, sospendendoli in via cautelare dal servizio e dalla retribuzione. Della Rocca ha poi spiegato al giudice che una misura interdittiva di un anno comporterebbe un danno grave e irreparabile proprio per la «peculiare attività continuativa di carattere assistenziale-sanitario dalla stessa coop svolta che è destinata a servire esclusivamente soggetti di natura pubblicistica come Asl, residenze assistenziali, Comuni, scuole e via dicendo».
Nella memoria depositata, la coop ha evidenziato anche il grave nocumento che la misura comporterebbe alla «situazione economico-finanziaria della coop con inevitabili ripercussioni anche sulla posizione lavorativa dei quasi 700 dipendenti nonché sulla possibilità che la coop stessa possa continuare ad offrire i propri delicati servizi assistenziali ai circa 10.000 utenti, per la maggior parte soggetti fragili e con gravi patologie psichiatriche».
Tutto dunque rinviato al 30 aprile prossimo. Intanto, sempre ieri mattina, i pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, che poco prima avevano interloquito con il giudice e la difesa nella discussione per la misura da applicare alla coop, hanno poi proceduto all’affidamento della consulenza tecnica a Davide Ortolani, l’esperto informatico forense che dovrà esaminare tutti i supporti informatici sequestrati ai tre arrestati, per scoprire cosa contengano e cosa sia stato eventualmente cancellato. Il perito avrà a disposizione 60 giorni a partire dal prossimo 23 aprile per restituire la consulenza che dovrà essere discussa dalle parti presenti.
Nessuno dei legali degli indagati (Mattucci, Dolce, D'Incecco, Simoni e Ciamponi) ha nominato periti di parte.
Adesso il prossimo passaggio di rilievo dell’inchiesta è in programma per mercoledì prossimo, 21 aprile, data fissata per l’interrogatorio sollecitato ai magistrati dallo stesso Domenico Mattucci che evidentemente vuole uscire dal carcere, dove è recluso dal 7 aprile scorso.
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