Apparecchi trasferiti a Pescara, l’ira di Penne

13 Maggio 2020

Il vice sindaco Ferrante e Spoltore (“Salviamo l’ospedale”): così Ginecologia chiude. La Asl: è provvisorio

PENNE. La trasformazione del San Massimo in reparto Covid-19 ha portato alla sospensione di alcune importanti attività, tra cui quelle di Chirurgia e Ortopedia. Tutte, o quasi, dirottate sostanzialmente al Santo Spirito di Pescara o al presidio ospedaliero di Popoli.
L’emergenza coronavirus ha provocato una brusca frenata anche all’attività dell’Unita operativa semplice dipartimentale di ginecologia del San Massimo. Il reparto, che effettua anche le prestazioni di interruzione di gravidanza, è stato infatti in questo periodo privato di alcune strumentazioni.
«Ci giunge voce in questi giorni che i due apparecchi per l’ecografia della ginecologia vestina, che ricordo essere una Usod, siano stati trasferiti durante l'emergenza Covid-19 nel reparto pescarese e non debbano più tornare alla base», attacca il presidente dell’associazione Salviamo l’ospedale di Penne, Nicola Spoltore. «Ne conseguirebbe che i nostri bravi ginecologi del San Massimo potranno fare solo le parole crociate per passare il tempo. Anche le due dottoresse recentemente assunte con un avviso dedicato al servizio del San Massimo, ma comunque utilizzate a Pescara, a questo punto potrebbero cambiare definitivamente destinazione», sottolinea ancora Spoltore, il presidente dell’associazione che oramai da anni si batte in difesa dell’ospedale vestino. Puntualizza il direttore della Asl di Pescara, Antonio Caponetti: «A me risulta che sia stata trasferita una sola apparecchiatura», spiega telefonicamente, «in ogni caso si tratta solamente di un trasferimento temporaneo, per fronteggiare l’emergenza in questo periodo particolare. Posso assicurare che, una volta che la situazione si sarà assestata, la strumentazione tornerà al San Massimo», assicura il direttore facente funzioni della Asl pescarese. Della situazione si è interessato anche il vicesindaco di Penne, Vincenzo Ferrante: «Le apparecchiature devono necessariamente tornare a Penne per far sì che i servizi offerti dalla nostra ginecologia continuino ad assicurare prestazioni all’utenza del territorio. Così facendo si corre il rischio che il servizio non abbia più i numeri per rimanere attivo», rimarca Ferrante.
La speranza di tutti è che la ginecologia pennese torni a poter funzionare a pieno regime quanto prima. Stesso discorso anche per le attività di Chirurgia e Ortopedia, anche loro fermate causa emergenza coronavirus.
«Bloccando la ginecologia pennese, la Asl di Pescara ha già generato una mobilità passiva da 1 milione di euro. Questo è quanto ci risulta. Rendere inutile la ginecologia pennese, il dottor Vizioli e il San Massimo» incalza il presidente dell’associazione “Salviamo l’ospedale di Penne” «di certo non agevola la Asl pescarese. Per il San Massimo e il suo personale, che tanto hanno dato e tanto hanno fatto in questa maledetta fase Covid-19», conclude Spoltore, «di certo non arrivano mai segnali positivi. E ciò non è più tollerabile».
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