Appello di un cuoco: nessuno mi fa lavorare
Salvatore Bono, 40 anni, chiede aiuto a pizzerie e ristoranti: «Ho un figlio in arrivo, aiutatemi»
PESCARA. E' figlio e nipote di enologi e ristoratori siciliani. E' specializzato nella preparazione di risotti, pizze, piatti di pesce e allestimenti di cerimonie con un passato nel settore dell'elettronica come preparatore per la catena alimentare tedesca Lidl. E' vissuto in Germania e parla tedesco. Salvatore Bono, 40 anni, è nato a Palermo nel quartiere Brancaccio, vive in Abruzzo da tre anni (Chieti, Città San'Angelo, infine Montesilvano) aspetta una bambina dalla sua attuale compagna (ha un'altra figlia di venti anni che vive a Napoli con la madre e studia ottica) e cerca lavoro, possibilmente nel campo della ristorazione. Eccetto qualche lavoretto saltuario in una pizzeria di viale Nettuno a Francavilla, tutti gli altri tentativi sono andati a vuoto ed è sfiduciato.
«Ho consegnato curriculum in tutti gli alberghi, ristoranti e pizzerie di Pescara negli ultimi mesi», racconta il cuoco, che in passato ha gestito una trattoria e una risotteria in via Nebrodi a Palermo con papà Girolamo e nonno Salvatore, entrambi enologi di San Giuseppe Iato, «e non ho fatto altro che collezionare promesse. Vedremo, faremo, diremo, ma intanto io ho una famiglia da mantenere. Mi sono dovuto far prestare i soldi per fare il certificato di manipolazione degli alimenti che un locale mi aveva richiesto e che poi mi ha negato il lavoro. La mia compagna, parrucchiera a Montesilvano, è incinta di cinque mesi e non ce la fa più a lavorare».
Salvatore è arrivato in Abruzzo l'8 marzo 2013 per inseguire un amore nel teatino. Nel frattempo lavoricchiava a Francavilla, «ma non mi pagavano». Poi la love story è finita e lui si è ritrovato senza lavoro e senza fissa dimora. «Ho dormito su un cartone, per terra, per tre mesi alla stazione di Pescara, nella sala d'attesa del binario 2», racconta il pizzaiolo che parla tedesco perché nel 2011 ha avuto un incarico in Germania e che prima ancora ha lavorato in alcuni hotel di Cervia e Cesena, «la Croce Rossa ci portava le coperte e andavo a mangiare alla mensa della cittadella dell'accoglienza in via Alento». Con la complicità di un amico, fa la conoscenza dell'attuale compagna di vita, ma «mi ammalo e sono costretto a una serie di ricoveri e interventi chirurgici all'ospedale civile. Solo e senza casa, affronto lunghi mesi di degenza con l'aiuto della mia compagna». Nel febbraio 2016, la completa guarigione e da tre mesi è a caccia di un lavoro per affrontare i nuovi impegni familiari.

