Arbore: «Cantautori nelle scuole»

Stati Generali della Lingua italiana. Dacia Maraini: «Troppi anglicismi inutili»
FIRENZE. Cantautori in cattedra: ma non di musica, bensì di italiano da insegnare, con le parole dei pezzi più belli scritti dai più grandi della musica nostrana del Novecento, perché i giovani, soprattutto quelli stranieri, possano appassionarsi alla lingua agevolmente così com'è facile innamorarsi a una canzone.
A lanciare la proposta, non dal palco di un concerto, ma da quello del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze che ieri ha ospitato l'apertura degli Stati Generali della Lingua italiana, è stato un personaggio che all'amore per la canzone “alta” ha dedicato vita e carriera: Renzo Arbore. Insomma, il musicista e showman vorrebbe, metaforicamente s'intende, immettere in ruolo come prof «Francesco De Gregori, Gino Paoli, Gaber, De Andrè, Battisti: hanno scritto vere, autentiche poesie». I versi «bellissimi dei nostri cantautori del Novecento», ha lanciato il sasso Arbore ad una platea di professori specialisti e rappresentanti delle istituzioni nella quale c'era anche il ministro per la scuola Stefania Giannini, «vorrei che fossero insegnati in classe». «Giro da 25 anni il mondo con la mia Orchestra Italiana e sono convinto che si debba fare qualcosa per aiutare la diffusione della lingua».
In questo senso, occorrerebbe fare molta attenzione alla musica popolare italiana, alla «canzone italiana, che può essere un veicolo straordinario di diffusione, anche solo leggendo i versi meravigliosi dei grandi che hanno fatto la musica nel Novecento». Dopo la creativa proposta del musicista, non si è fatto attendere il severo monito linguistico della scrittrice. Sempre dal palco del Salone dei Cinquecento, Dacia Maraini ha infatti puntato il dito contro la pessima abitudine di «noi italiani di maltrattare la nostra bellissima lingua. C'è in giro una specie di servilismo linguistico», ha accusato, «forse anche a causa della predominanza dei computer, per cui ogni 5 o 6 parole italiane ne infiliamo una inglese«. Welfare, zapping, exit poll, ha elencato, tutti «anglicismi inutili, spesso usati pure da persone che non parlano nemmeno bene l'inglese e di cui si può fare a meno», anche perché spesso «esistono corrispettivi italiani più belli nella loro musicalità vocale». E ha rincarato la dose Maraini, «mentre noi contribuiamo a imbastardire la nostra bella lingua con un uso smodato dell'inglese, all'estero la lingua italiana è amata in ogni dove».

