Area di risulta, presentati già due ricorsi

L’associazione Italia Nostra va al Tar: verifiche aggirate, se la Regione dirà sì al mutuo per la sede faremo un’altra opposizione
PESCARA. Due ricorsi al Tar contro il progetto dell’area di risulta da oltre 70 milioni di euro. E, nei prossimi giorni, i ricorsi potrebbero diventare tre se, domani, la Regione Abruzzo dirà sì a un maxi mutuo da 50 milioni per costruire la sede unica su un ettaro di terreno tra la stazione ferroviaria e corso Vittorio Emanuele. I ricorsi portano la firma dell’architetto Massimo Palladini, presidente di Italia Nostra (sezione Gorgoni). Oltre alle proteste dell’opposizione e agli scambi di accuse tra maggioranza di centrodestra e minoranza, adesso, la contestazione alla grande opera nel cuore della città finisce nelle aule di giustizia.
Il progetto per l’area di risulta – una distesa di asfalto per quasi 2.400 posti auto – prevede un parco centrale, due parcheggi silos per 1.500-1.750 auto e il palazzo della Regione. Finora, l’amministrazione Masci può contare su quasi 20 milioni di euro per il primo lotto dei lavori: 4 milioni per il parco, donati dalla fondazione PescarAbruzzo, e gli altri 15,9 per la bonifica già in corso, sia bellica che ambientale, e per la realizzazione della prima parte di un silos a sud. Entro tre mesi, il Comune potrebbe dare il via alla gara d’appalto per trovare l’impresa che farà prima la progettazione esecutiva e poi i lavori.
Secondo Italia Nostra, finora, il Comune avrebbe «aggirato» variante al Prg, Valutazione di impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas). Questo raccontano i due ricorsi già presentati. La discussione davanti al Tar non è stata ancora fissata: «Nei prossimi giorni», dice Palladini, «ci riuniremo per decidere se chiedere un sollecito al Tar visto che finora non c’è una data per le udienze. Gli atti amministrativi significativi sono ancora pochi», spiega l’architetto, «ma ci sono già fatti sostanziali. Per esempio, nel caso dell’accordo di programma tra il Comune e la Regione per la costruzione della sede, contestiamo che non si possa cambiare così semplicemente il destino di una città. Ci sono passaggi amministrativi aggirati», continua il presidente di Italia Nostra, «quando il Comune ha approvato lo schema di sistemazione dell’area di risulta in variante al Prg non sono state fatte verifiche come la Via e la Vas, oltre alla stessa variante al Prg che prevede un voto del consiglio comunale. Una scelta così importante non può essere soltanto del sindaco e del presidente della Regione: è una regola di democrazia», osserva Palladini che sottolinea: «Quella dell’area di risulta è la principale scelta urbanistica dal Dopoguerra a oggi».
E all’orizzonte c’è anche il voto di domani in consiglio regionale: «Se sarà deliberata l’accensione di un mutuo dovremo fare un altro ricorso», annuncia Palladini, «siamo un’associazione civica e ogni volta dobbiamo mobilitarci e autotassarci per presentare i ricorsi perché manca uno spazio di partecipazione mentre i politici dovrebbero dialogare con la città».
E Palladini, 37 anni dopo il passaggio dell’ultimo treno, ricorda la genesi dell’area di risulta: «Il parco centrale sull’80% della zona è alla base dell’acquisizione dell’area. In quegli anni Novanta, per scongiurare la iattura della privatizzazione, una delegazione politicamente trasversale andò a trattare con i vertici RfI: è da allora che si parla di un grande parco mentre, adesso, è spuntata la sede della Regione, oltre ai due silos».
Oggi alle 11.30, nella sede della Regione di piazza Unione, il progetto dell’area di risulta sarà al centro di una conferenza stampa del consigliere regionale Antonio Blasioli del Pd e del gruppo comunale dei Dem con Piero Giampietro, Giovanni Di Iacovo, Francesco Pagnanelli, Marco Presutti e Michela Di Stefano: «Presenteremo», anticipa Blasioli, «tutte le criticità del progetto che prevede la realizzazione del palazzo della Regione nell’area di risulta».

