Area di risulta, è scontro sul maxi mutuo

Oggi in consiglio regionale si vota il piano per costruire la sede unica in centro. Il Pd: «È un attacco al cuore di Pescara»
PESCARA. Oggi il centrodestra del presidente Marco Marsilio potrebbe dire il primo sì a un maxi mutuo da oltre 50 milioni di euro per costruire la sede unica sull’area di risulta. Una costruzione – uffici, biblioteca e auditorium – su quasi 10mila metri quadrati di terreno tra la stazione ferroviaria e corso Vittorio Emanuele, circondata da un bosco di sei ettari con due silos per i parcheggi. Arriva in consiglio regionale il progetto di legge sull’assestamento di bilancio che include la norma programmatica per accendere un mutuo. E il Pd riapre la polemica e denuncia un rischio: «A fronte dei 15,9 milioni stanziati nel 2016, sono state impegnate ad oggi solo le somme per la bonifica, ovvero poco meno di 4 milioni. E il 31 dicembre 2024», dice il consigliere regionale Dem Antonio Blasioli, «scade il termine entro cui devono essere contratte le obbligazioni giuridicamente vincolanti per i restanti 12 milioni, e arrivati ormai ad agosto il rischio che si possano perdere i fondi è altissimo».
L’articolo 14 dell’atto regionale che approda oggi in aula è chiaro: per realizzare la sede nell’area di risulta, «l’ente potrà autorizzare il ricorso all’indebitamento». Ma, adesso, nessuno sa dire con certezza quanto costerà il palazzo della Regione nel cuore di Pescara: l’articolo 14 parla di «successivo provvedimento normativo previa puntuale quantificazione dei connessi oneri e in presenza delle condizioni di legge».
La seduta di oggi si annuncia sotto il segno dello scontro politico: «Abbiamo presentato una serie di emendamenti per scongiurare questa possibilità, o in alternativa utilizzare il mutuo per realizzare la sede in una zona periferica di Pescara o per altre urgenze», dice il consigliere regionale Dem Antonio Blasioli, «qualora non dovessero essere accolti, rischiamo seriamente di trovarci a settembre con un mutuo contratto e una gara europea per la progettazione di un palazzo di 60mila metri cubi di cemento». Il Pd è schierato per il no alla sede regionale nell’area di risulta: «È evidente che, una volta innescato il meccanismo e impegnate le prime somme, sarà difficile tornare indietro. Da qui ai prossimi mesi, dunque, la realizzazione del palazzo della Regione nella principale area strategica di Pescara occuperà uno spazio rilevante nel dibattito politico e non solo. Il Pd è pronto a fare la sua parte, rimarcando anche in questa occasione – come in tutte quelle che verranno – la propria contrarietà al progetto. Per varie ragioni», dice Blasioli, «a partire dall’inevitabile incremento dei volumi di traffico nel centro cittadino, già alquanto caotico».
Per il Pd, cambiare faccia all’area di risulta è «un’opportunità più unica che rara»: «Riteniamo che impiegare un’area di 13,5 ettari per un enorme blocco di cemento, invece che per un luogo ricreativo aperto alla cittadinanza, sia una scelta inopportuna e poco lungimirante. Allo stesso modo sappiamo che non è una soluzione praticabile dislocare gli uffici regionali su più sedi, in quanto sinonimo di sprechi e inefficienza. Per la Regione occorre dunque una sede unica e dignitosa, da realizzare però in un contesto adeguato, ad esempio una zona periferica».
Blasioli chiede chiarezza su tre fronti: «L’esatta volumetria della sede, che come sappiamo non accorperà tutti gli uffici. Abbiamo chiesto al rup il dato preciso ma non ci è ancora pervenuta risposta; non è dato sapere se la Regione contemplerà la realizzazione di parcheggi specifici per i circa 800 dipendenti; ad oggi, stando alle intese e convenzioni intercorse tra Regione e Comune, non è prevista alcuna corresponsione economica per il terreno in cui verrà realizzata la sede regionale».
Blasioli lancia un appello per la costituzione di «un comitato che riunisca le migliori intelligenze civiche e professionali, associazioni, sindacati e semplici cittadini che amano questa città, e sappia battersi per sventare questo attacco al cuore di Pescara opponendosi all’atteggiamento prono del Comune nei confronti della Regione».
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