Armati di ciaspole e bombole d’ossigeno salvano due anziani

20 Gennaio 2017

Una coppia intossicata dal biossido di carbonio aiutata da un volontario Cri, una guida e un ragazzo di Villa Celiera

VILLA CELIERA. C'è una storia a lieto fine nella notte interminabile di un Abruzzo stravolto dal maltempo e dalle scosse di terremoto. E' il racconto disperato di un'arrampicata in piena notte tra i boschi di Villa Celiera, con la bufera di neve in atto, le ciaspole ai piedi e due bombole di ossigeno negli zaini.

Per raggiungere una coppia intrappolata nella propria casa, priva di sensi perché intossicata dal biossido di carbonio prodotto dal generatore di corrente elettrica, un volontario della Croce rossa di Pescara e una guida alpina nella tarda serata di mercoledì si sono messi in cammino al buio, sfidando la sorte e la bufera per circa due ore.

È stato grazie all'aiuto di un ragazzo del posto, Domenico Vespa, perfetto conoscitore del territorio circostante, che Luca Rotolone, vice presidente del comitato locale della Cri e responsabile del nucleo soccorso su piste da sci e terreno innevato, assieme alla guida ambientale escursionistica Daniele Berardi, sono riusciti a raggiungere e a mettere in salvo Enrico Perrotti, 67 anni, e Maria Violante, 63 anni.

Tagliati fuori dal mondo circostante, senza corrente elettrica da oltre 48 ore e con la linea telefonica che andava e veniva, i due coniugi avevano acceso il generatore per tenersi al caldo.

«Rischiavano di morire», racconta Rotolone, «li abbiamo trovati intorno alle 22, intorpiditi, assistiti da due parenti che, preoccupati, erano riusciti a forzare una finestra e a entrare in casa. Gli avevano praticato anche un massaggio cardiaco, ma c'era bisogno urgente di ossigeno, poiché da diverse ore il gruppo elettrogeno aveva smesso di funzionare correttamente e scaricava il biossido di carbonio verso l'interno».

Un salvataggio sul filo di lana, possibile solo grazie al coraggio e alla determinazione dei volontari. L'allerta è scattata dalla sala operativa della prefettura, ma la macchina dei soccorsi (un'ambulanza del 118, pattuglie di carabinieri e uomini della Protezione civile) in quel momento era bloccata da muri di neve a circa quattro chilometri dall'appartamento in contrada Santa Maria.

«Non potevamo aspettare l'arrivo della turbina», rimarca Rotolone, «sarebbe stato troppo tardi. Non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo deciso di spingerci a piedi. Abbiamo scelto il percorso più veloce, anche se quello più impervio. Il cammino è stato impegnativo: in salita, con la nevicata in corso, il vento in faccia e la neve fresca a terra. Abbiamo anche rotto una ciaspola e ci siamo dovuti fermare per ripararla perché, senza attrezzatura, si rischiava di sprofondare fino alla vita».

Il sacrificio dei soccorritori è stato ripagato dalla gioia dei due coniugi. Dopo un'ora di ossigenoterapia, controllata telefonicamente dai sanitari del 118, Enrico Perrotti e Maria Violante hanno avvertito i primi miglioramenti.

«Ci siamo trattenuti fino a notte fonda», conclude il vice presidente della Croce rossa di Pescara Rotolone, «poi è arrivata la turbina con dietro un mezzo di soccorso. Loro ci hanno ringraziato tantissimo, ci hanno detto di non aver mai vissuto una nevicata simile e ci hanno invitati a pranzo una volta passata la bufera».

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