Arrestata per errore fa causa al governo degli Emirati Arabi

17 Novembre 2019

Accusata di truffa telematica, la donna è finita in carcere  per uno scambio di persona e poi ai domiciliari a Francavilla 

FRANCAVILLA. Il 18 settembre, è stata arrestata in aeroporto a Pescara in virtù di un mandato di cattura internazionale richiesto dagli Emirati Arabi, mentre stava per imbarcarsi su un volo per Londra. Dopo oltre un mese e mezzo è tornata in libertà grazie al capillare lavoro degli avvocati Luca Paolucci e Niccolò Baldassarre, che adesso sono pronti a chiedere i danni al governo arabo per l'ingiusta detenzione. Protagonista della vicenda è una cittadina polacca, M.J. di 36 anni, residente a Londra da oltre 15 anni, arrivata a Francavilla per festeggiare il matrimonio di una sua amica.
All’ingresso nel nostro Paese non ha avuto problemi, ma il giorno della ripartenza è stata bloccata al gate d'imbarco per un mandato d'arresto internazionale in virtù di una condanna a un anno di reclusione da parte del tribunale di Sharjah, per una presunta truffa telematica commessa nel paese arabo nel 2014. Ma da quello che è emerso durante le successive indagini, infatti, la donna non sarebbe mai stata in terra araba e la condanna è arrivata in sua assenza, solamente sulla base del nome, cognome e data di nascita, con tutte le altre generalità risultate inesatte.
Motivo che ha spinto il suo Paese d'origine a non riconoscere la pronuncia e a concederle un lasciapassare con cui ha sempre circolato liberamente. L'Italia però, in virtù di un trattato con gli Emirati Arabi, ha delle norme più stringenti, capaci di scavalcare il documento che la donna portava con sé.
Una volta fermata la donna è stata portata nel carcere femminile di Chieti, dov'è rimasta per poco più di una settimana fin quando grazie al lavoro dei suoi legali, ha ottenuto i domiciliari nella casa della sua amica di Francavilla. Siamo al 26 settembre e la vicenda è ancora lontana dalla sua conclusione. Infatti, il governo arabo aveva a disposizione 45 giorni per richiederne l'estradizione, cosa però non avvenuta perché, come sostengono i legali «la sentenza di condanna è stata pronunciata sulla base di elementi scarsi e imprecisi, che difficilmente avrebbero retto davanti a un tribunale europeo. E' invece probabile che la donna sia stata vittima di un furto d'identità, con cui dei malviventi hanno messo in piedi la truffa». Si arriva così al 2 novembre quando, scaduto il termine per la domanda di estradizione, i due avvocati richiedono e ottengono dal collegio della Corte d'appello dell'Aquila, la revoca del provvedimento e il ritorno in libertà della loro assistita. A quel punto, viene organizzata la ripartenza, avvenuta il successivo 6 novembre, sempre da Pescara e sempre verso Londra, dove la donna ha il marito e due bimbi che l'attendevano da tempo, non senza ulteriori intoppi. Perché in aeroporto, viene arrestata una seconda volta, ma gli avvocati che l'hanno accompagnata intervengono prontamente, sbloccano la situazione e riescono a farla imbarcare. Adesso, dopo aver risolto il caso, sono pronti a chiedere i danni per ingiusta detenzione al tribunale degli Emirati Arabi, in quanto la loro cliente è stata costretta ai domiciliari in attesa di un provvedimento mai arrivato.