Arrestato il funzionario infedele dell’Agenzia delle Entrate

5 Febbraio 2020

Originario di Montesilvano, è ai domiciliari per corruzione e accesso abusivo ai sistemi informatici L’accusa: avrebbe fornito dati a società di investigazioni e recupero crediti in cambio di soldi

PESCARA. Arresti domiciliari per il funzionario infedele del Centro operativo dell’Agenzia delle entrate, accusato di avere venduto dati a società di investigazioni e recupero crediti dietro pagamento di soldi. L’uomo, di Montesilvano, già sospeso dal lavoro, è accusato di corruzione e accesso abusivo ai sistemi informatici, reati per i quali la Guardia di finanza ha effettuato ieri altri tre arresti (tutti in carcere) nel corso di un'operazione che ha portato al sequestro preventivo di denaro e beni per circa 18mila euro, corrispondente al prezzo e al profitto della corruzione.
L'ordinanza emessa dal giudice dell'Aquila su richiesta della procura della Repubblica dell’Aquila, è stata eseguita a Pescara, Milano e Forlì dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza, che non ha reso noti i nomi. Gli arresti seguono le 12 misure cautelari eseguite nel dicembre scorso ed emesse dal giudice di Roma per le medesime ipotesi di reato, con oltre 70 indagati e il coinvolgimento, a livello nazionale, di 20 società e dipendenti pubblici "infedeli" appartenenti a differenti amministrazioni dello Stato.
L’ulteriore ordinanza cautelare del tribunale dell’Aquila ha confermato l’esistenza di un sistema illecito fra tre titolari di agenzie di informazioni o di recupero crediti che si sono avvalsi della collaborazione del pubblico ufficiale dell'Agenzia delle Entrate di Pescara. Quest'ultimo è ai domiciliari e avrebbe eseguito (anche in orario di servizio) plurimi accessi abusivi alle banche dati protette da misure di sicurezza, fornendo - a richiesta - dati di vario genere (generalità complete, codici fiscali, informazioni anagrafiche, dati fiscali e patrimoniali), dietro l’erogazione di un compenso, pari mediamente a 5 euro per “visura”. L'impiegato avrebbe inoltre utilizzato un telefono intestato a un soggetto straniero, mentre i pagamenti illeciti avvenivano in denaro contante (ricevuto a mezzo raccomandata), con ricariche su carte poste-pay riconducibile ad altro soggetto, ossia con vaglia intestato a uno stretto familiare. L’Agenzia delle Entrate, ieri pomeriggio, ha diffuso un comunicato per annunciare la «massima collaborazione con l’autorità giudiziaria nelle indagini a carico di un funzionario del Centro operativo di Pescara, arrestato con l’accusa di corruzione e accesso abusivo ai sistemi informatici». L’Agenzia ha tenuto a precisare come «già lo scorso dicembre» avesse attivato, «nel pieno e assoluto rispetto dei diritti e delle tutele degli indagati, un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, non appena avuta notizia delle indagini degli inquirenti, e lo aveva già sospeso cautelarmente dal servizio in forza delle norme del codice disciplinare di cui al contratto nazionale di lavoro vigente».