Arrestato il truffatore dei finanziamenti

25 Novembre 2023

Preso un napoletano di 65 anni: sotto il cruscotto carte d’identità e buste paga false per comprare telefonini costosi a rate

PESCARA. Quattro pacchetti nascosti sotto il cruscotto della sua Fiat Tipo, fermata per un controllo a ridosso del confine con Montesilvano. Dentro quei pacchetti c’erano carte d’identità, tessere sanitarie e buste paga da operaio e impiegato, tutto perfettamente falso: il kit del truffatore. C’erano anche 5 schede telefoniche mai usate. I documenti contraffatti «in maniera magistrale», quasi impossibili da riconoscere, avrebbero permesso a un napoletano di 65 anni, con precedenti penali per truffa agli anziani, di attivare finanziamenti e comprare telefonini da migliaia di euro a rate, come l’Iphone 15 nuovo di zecca che gli è stato sequestrato. Una volta messe le mani sui cellulari costosi, poi, il truffatore si sarebbe rimesso in macchina per sparire da Pescara e lasciare dietro di sé una scia di debiti ormai impossibili da saldare. Ma il suo piano di shopping a sbafo è andato storto: in strada ha incrociato una volante della polizia ed è stato arrestato per i reati di truffa e possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. Adesso, il napoletano rischia una pena che potrebbe superare i 5 anni di carcere. L’arresto è stato convalidato e, per il 65enne, è stato disposto l’obbligo di dimora a Napoli: non potrà rimettere piede a Pescara.
È cominciato tutto nella serata di giovedì quando gli agenti della volante, agli ordini del dirigente Pierpaolo Varrasso, hanno fermato l’auto a un posto di blocco: secondo la ricostruzione della questura, l’uomo si sarebbe tradito con le sue stesse mani mostrando «un atteggiamento nervoso». Di fronte alle risposte a mezza bocca, i poliziotti hanno deciso di approfondire i controlli: i sospetti degli agenti si sono concentrati su una serie di prodotti hi-tech che il napoletano aveva in macchina: uno smartphone, uno smartwatch e auricolari wireless, tutti Apple, per un valore di oltre duemila euro. Ma la sorpresa è arrivata dopo: quando si sono accorti dei precedenti penali per truffa, i poliziotti si sono convinti che c’era davvero qualcosa che non andava e hanno perquisito a fondo la macchina. Proprio nel momento in cui il truffatore stava per farla franca, ecco l’intuizione di infilare le mani sotto il cruscotto e da lì sono spuntati i pacchetti con i documenti falsi. I documenti – contraffatti «meticolosamente», recita un verbale della polizia – erano intestati a un finto operaio dell’Aquila e a tre impiegati di Bari, Chieti e L’Aquila: secondo la polizia, dichiarare prevalentemente residenze in Abruzzo e citare aziende del territorio avrebbe reso i documenti «probabilmente più credibili» come garanzia per l’accensione di un finanziamento in regione. Grazie a questi documenti, si sarebbe potuto dare vita a svariate truffe per migliaia di euro con l’acquisto di beni di notevole valore. E adesso sono in corso accertamenti per verificare dove i prodotti tecnologici sono stati acquistati e per riscontrare anche l’eventuale attivazione di prestiti: sotto sequestro sono finiti anche i due telefonini dell’uomo. Il traffico telefonico e le chat potrebbero svelare gli affari del napoletano.
Quello dei finanziamenti attivati con documenti falsi è un fenomeno in crescita: spesso ignari cittadini si ritrovano solleciti di pagamento per prestiti che non hanno mai contratto e con i piani di rimborso iniziati già da mesi.