Arriva Viola per guidare la fusione
L’ex ad di Mps chiamato a rilanciare la Popolare di Vicenza e Veneto Banca
ROMA. Scatta l’allarme sulle banche italiane dopo l’avvio di una crisi di governo dagli esiti incerti. In Borsa il comparto del credito è stato oggetto di forti tensioni, con molti titoli sospesi durante le contrattazioni. Pesante il bilancio a fine seduta mentre la volatilità è destinata a protrarsi nei prossimi giorni. Mps, che ha “congelato” per qualche giorno la decisione sull’aumento da 5 miliardi di euro, ha perso il 4,2%, seguita a ruota da Unicredit (-3,4%), che il prossimo 13 dicembre annuncerà al mercato un aumento che potrebbe arrivare fino a 13 miliardi. La maglia nera è andata al Banco Popolare (-7,4%) e alla Bpm (-7,9%), sulle quali hanno pesato anche i rischi legati alla sentenza del Consiglio di Stato sulla riforma delle popolari. Contagiata dalle vendite Mediobanca (-4,24%) mentre hanno tenuto Ubi (-1,1%), Intesa (-1%) ed è salita Carige (+1%), uno degli istituti considerati più a rischio aumento.
Ma la crisi rischia di avere ripercussioni anche su altre parti rilevanti del sistema bancario. Per ora l’ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ha assicurato che i piani «non cambiano» anche se gli analisti ritengono che il maxi-aumento potrebbe incontrare «maggiori difficoltà» ed essere lanciato con uno «sconto maggiore». In Veneto, Popolare Vicenza e Veneto Banca potrebbero faticare a reperire i nuovi capitali (si parla di 1-2 miliardi di euro) che servono a ripulire le banche da 8 miliardi di sofferenze e a ridurre il contenzioso con i vecchi soci. Il rilancio delle due banche verrà affidato a Fabrizio Viola, ex ad di Mps, che domani sarà chiamato dal Cda a sostituire Francesco Iorio e che prenderà la guida dei due istituti dopo la fusione. «In queste ore anche in Bce stanno considerando questa opportunità e speriamo in una risposta favorevole in poco tempo» ha detto il presidente, Gianni Mion, ammettendo che per il rilancio servono aumenti «rilevanti». Anche sul fronte delle good bank il quadro si complica mentre non si registrano passi in avanti in attesa che la Bce si esprima, l’8 dicembre, sulla proposta di Ubi per acquisire tre dei quattro istituti salvati a novembre 2015 (Etruria, Banca Marche, CariChieti).

