Arrivano le prime disdette I balneatori: prezzi stabili

29 Marzo 2016

Dopo il fallimento della stagione scorsa a causa della qualità del mare gli operatori restano fiduciosi, ma chiedono al Comune meno tasse

PESCARA. Preoccupazione e speranza vanno a braccetto, in questo avvio di primavera, tra i balneatori pescaresi. I sentimenti di questi giorni passano dal timore che l'inquinamento possa compromettere la stagione balneare al desiderio che il problema venga affrontato di petto e risolto. Le premesse di una stagione in perdita ci sono tutte e gli operatori vorrebbero avere risposte concrete da chi amministra.

«Siamo preoccupati», dice Gaspare Sebastiani, dallo stabilimento San Marco. «I clienti ci chiedono di sapere quali sono le condizioni del mare e vorrebbero avere delle previsioni per l'estate. Noi dobbiamo avere fiducia e infonderla ai clienti» ma perché ciò avvenga «è necessario che l'amministrazione faccia sempre di più per migliorare la situazione. I controlli sugli scarichi abusivi nel fiume, che provocano l’inquinamento del mare, avrebbero dovuti farli prima e non solo ora. E noi, dal canto nostro, non possiamo fare granché per incidere su quanto sta accadendo. Sicuramente questo problema inciderà sull'andamento della stagione, che risente già della crisi, e non penso che aumenteremo i prezzi. Noi ci proviamo, a non far fallire la stagione, ma è dura». Appaiono sfiduciate anche Diega Bucciarelli e la figlia Marina, originarie del Venezuela, che lanciano il loro grido di allarme dallo stabilimento Saturno. «Noi lavoriamo solo alcuni mesi l'anno», dice Marina, «e se manca il mare, che è l'elemento fondamentale, è la fine, anche perché le entrate si riducono ma le tasse da pagare sono sempre le stesse, anzi in realtà sono quintuplicate. Siamo oppressi dalla burocrazia, i controlli sono continui, le spese ci sono e mi ritrovo con l'acqua alla gola, sono stanca. Siamo arrivati qui dal Venezuela, dove siamo nati e cresciuti: siamo andati via dal nostro paese perché si rischiava di rimetterci la pelle, ma saremmo morti con il sorriso sulle labbra mentre qui il sorriso non ce l’ho più. L'anno scorso abbiamo risentito tanto del mare sporco e anche quest'anno i clienti sono preoccupati». Le fa eco la madre Diega che se la prende con le istituzioni. «Dovrebbero preoccuparsi dell'inquinamento del mare e invece pensano a controllare le nostre strutture in maniera cavillosa, ad esempio per l'occupazione del suolo pubblico. Le spese sono continue, ed è arrivato il momento che ci diano una specie di grazia, perché ci stanno strangolando. L'Italia si sta rivelando una delusione».

Al timore per gli affari a rischio cerca di contrapporre una buona dose di ottimismo Alessandro Mundula, dello stabilimento Miramare. «La preoccupazione è quella che è ma il consorzio di balneatori Ciba sta facendo un buon lavoro, a livello di proposte, tra le barriere mobili da inserire nel fiume e i batteri antagonisti, due idee per ridurre il livello di inquinamento in tempi rapidi. Ora tocca alla politica agire, e non credo che ci sia qualcuno che si voglia trovare come l'anno scorso, con il mare più inquinato d'Italia. Bisogna pensare, poi, ad attivare i depuratori o a realizzarli e, tra le soluzioni a lungo termine, ci sono gli interventi su diga foranea e prolungamento dei moli. Sono sicuro che faranno qualcosa, anche perché c'è la gara di triathlon Ironman, che non possono far saltare».

Per Mundula la spinta ad agire dovrebbe arrivare dalla consapevolezza che «il problema non è dei balneatori ma di tutta la città e coinvolge anche chi si occupa di commercio, turismo, ristorazione. Qualche disdetta c'è già stata e si rischia di non far venire più nessuno. Noi proponiamo delle soluzioni, ma la politica le deve adottare».

«Gli operatori sono le vittima», commenta Daniela Marrone, dallo stabilimento Oriente. «Noi subiamo l'inquinamento, non da oggi ma da molti anni, e i nostri prezzi sono bassi da tempo. Siamo impotenti, non possiamo fare granché e dobbiamo registrare una contrazione legata alla crisi anche sul fronte della ristorazione. A completare il quadro ci sono le tasse, che sono eccessive. Ci sentiamo un po' presi di mira, tra controlli e canoni da pagare su tutto. La stagione sarà nera e non siamo pronti ad affrontarla, come potremmo esserlo, in uno scenario simile?». Lancia un appello al dinamismo Stefano Cardelli, del Ciba-Confartigianato. «Dobbiamo metterci in moto, con le istituzioni, perché la riviera sia sempre più attrattiva, con iniziative e servizi, a prescindere dal pericolo inquinamento».

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