Arrosticini passepartout L’Abruzzo protagonista

Una giornata con i gruppi locali, Villa Celiera cucina per le autorità
L’AQUILA. «Questi sono gli arrosticini veri perché noi veniamo dalla capitale degli arrosticini. Stavolta, li abbiamo preparati anche per le autorità, militari e politici, e per riconoscenza, durante l’88ª Adunata nazionale degli alpini, abbiamo soggiornato nella caserma Rossi». Di fronte alla raffica di cartelli con scritto «arrostici» spuntati sui muri dell’Aquila nei 3 giorni dell’invasione dei 300 mila alpini, Francesco Chiavaroli, capogruppo della sezione di Villa Celiera, mette in chiaro le cose: «La nostra qualità è fuori discussione, gli altri chissà». Il cuore dell’Abruzzo batte forte in mezzo agli alpini. Tra voglia di fare festa e nodi irrisolti.
Chiavaroli è anche l’ex sindaco del paese, quello di oggi, Oreste Di Lorenzo, deve fare i conti con le frane che hanno distrutto le case e costretto allo sgombero di 22 famiglie: «Ci vuole la mentalità alpina di fronte alle emergenze», dicono i due. Villa Celiera è gemellata con Abbiategrasso e Paderno D’Adda: «Oltre agli arrostici, ho scoperto persone squisite», dice il capogruppo lombardo, Alfonso Latino, che con i suoi alpini, nel 2009, ha raccolto 60 mila euro per le case provvisorie di Fossa con una festa a base di ciliegie e arrosticini.
Il fondatore del gruppo di Antrosano, 40 iscritti, è Tommaso Gatti, sottotenente degli alpini: «Nel 1958, insieme ai partecipanti alla Prima guerra mondiale, abbiamo deciso di fondare il gruppo perché la vita militare era importante. Si partiva bambini per andare a fare i soldati e si tornava uomini capaci di insegnare ai ragazzi del paese cosa era la vita: noi, per esempio, prima di andare a fare il servizio di leva non eravamo mai usciti dalla Marsica. Per esempio, al 17° corso da allievi uffiali, era un'emozione guardare il mare per noi che andavamo a lavorare la terra delle montagne». Da 21 anni, il gruppo è guidato da Loreto Di Stefano che non riesce ancora a svelare il mistero dello spirito degli alpini: «Cosa ci unisce e ci spinge a fronteggiare, con lo stesso entusiasmo, le emergenze e le occasioni di divertimento non si sa. È qualcosa di innato. Per quest’occasione abbiamo ospitato 22 alpini della Val Brembana: da abruzzesi abbiamo vissuto il grande raduno di Pescara nel 1989 e mai avremmo immaginato di essere ancora protagonisti in Abruzzo».
«L’Aquila merita questa festa», dice Renato Giuliani, da 15 anni capogruppo della sezione di Castel del Monte. «Per gli alpini l’Adunata nazionale è sacra», conferma Filippo Fazi, segretario della sezione di Gioia dei Marsi, nata nel 1953 e con 80 iscritti, «mi auguro che una manifestazione del genere si rifaccia per mostrare la città rinata dopo il terremoto di 6 anni». «Un fiume di gente ha visitato L’Aquila e tutti tornano a casa con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare», dicono dalla sezione di Pescina, guidata da Vincenzo Taglieri Sclocchi. Un alpino ricorda: «Le mie figlie hanno studiato qui e con tutta questa gente in giro mi è sembrato di rivivere L’Aquila del passato ma, alzando gli occhi e guardando i puntellamenti, si torna alla realtà».
Alla sfilata anche il gruppo di Protezione civile dell'Associazione nazionale alpini di Pretoro: «Prima di questa splendida tre giorni, noi volontari abbiamo pulito le aree del parco del Castello e di piazza d’Armi, il sentiero della Madonna Fore e il parco De Paulis», dice il presidente Nicola Cianci. Con i volontari anche il sindaco di Pretoro Sabrina Simone: «Questo gruppo è una risorsa per un Comune ormai ridotto all’osso. Sono sempre disponibili a lavorare».
Gli sono anche gli alpini che vengono dal mare. Come la sezione di Pescara e quella di San Salvo: «È ancora più bello essere alpini in una città di mare perché affacciandosi alla finestra si vedono il mare e anche la Maiella e il Gran Sasso», racconta il capogruppo Antonio Litterio. Poi c’è anche il gruppo di Valle Nora che raggruppa 5 paesi del Pescarese: Carpineto della Nora, Civitaquana, Catignano, Vicoli e Brittoli. Domenico Velluto, sindaco di Brittoli, un altro paese che deve fare i conti con le frane, è un alpino e sfila in fascia tricolore. Stesso dramma Penne: «Ci vorrebbe lo spirito degli alpini per migliorare lo stato delle contrade», racconta il capogruppo pennese Luciano Bifari visto che il conto dei danni arriva a 10 milioni di euro e Penne è uno dei paesi più colpiti d’Abruzzo, «ma adesso è tempo di festeggiare per non pensare ai drammi». (p.l.)
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