Ascensore a fuoco, palazzo evacuato

31 Maggio 2017

Incendio doloso in un palazzo Ater. Polizia e vigili mettono in salvo gli inquilini, tra cui 2 anziane disabili. Dieci intossicati

PESCARA. Un botto, le fiamme che uscivano dall’ascensore, al piano rialzato di via Rio Sparto, al civico 15. E poi un fumo nero e denso che, un po’ per volta, ha invaso la tromba delle scale fin sopra all’ultimo piano, il sesto. L’altra notte, quando erano le 2.30 circa, le 24 famiglie che occupano il palazzo Ater realizzato nel 1963 hanno tenuto di morire. C’erano, tra l’altro, degli anziani, tra cui due donne che si spostano sulla sedia a rotelle, e non è stato semplice portarle fuori, in strada, oltre a una donna incinta e diversi bambini terrorizzati che sono stati salvati dalla polizia e dai vigili del fuoco. Intervenendo con diverse pattuglie e mezzi hanno aiutato tutti a scendere in strada, dove Protezione civile e Misericordia hanno allestito un tendone di primo soccorso per sistemare temporaneamente le persone non autosufficienti.
Il bilancio dell’incendio, che sarebbe di origine dolosa, è pesante perché sei inquilini intossicati sono finiti in ospedale per le conseguenze dell’intossicazione, un vigile del fuoco ha riportato un trauma ad un ginocchio e quattro agenti e sono stati soccorsi direttamente sul posto, avendo respirato molto fumo. Dentro il palazzo, degradato e mai oggetto di interventi di ristrutturazione, i segni del rogo sono evidenti sulle pareti della gradinata, in particolare quelle dei piani più alti, completamente annerite, e l’ascensore è fuori uso (rimarrà così per un bel po’). Nonostante tutto, l’edificio è agibile e gli inquilini sono rientrati in casa alle 6.30.
Ripercorrendo quei minuti interminabili due delle donne che vivono al piano rialzato, dove si è sprigionato l’incendio dell’ascensore, parlano della «botta» che hanno sentito e delle «fiamme» che hanno visto sul pianerottolo quando hanno aperto la porta. Una delle due dormiva con marito e figli e non si è accorta di niente: «Sono stata svegliata dalle urla della vicina, mi sono affacciata e ho detto a mio marito di portare i bambini fuori». Norma Morelli, inquilina del sesto piano, si è allarmata perché «il cane abbaiava» e, pur sentendo la puzza di fumo, ha pensato «che arrivasse dall’esterno». «Ho aperto la porta di casa, ho visto il fumo e l’ho subito richiusa. Poi ho chiamato i vigili, che sapevano già dell’incendio, e ho seguito il loro consiglio di mettere qualcosa dietro la porta, a terra, per evitare al fumo di entrare. Ero con mia figlia e con i bambini, che piangevano. Eravamo nel panico e abbiamo aspettato che qualcuno venisse a salvarci: nel frattempo chiedevo aiuto dalla finestra. Credo di non essere morta per miracolo e qui non voglio dormire», dice sempre la donna facendo notare che le tracce nere sulla porta, dentro l’appartamento. «Qui non si può vivere più così», prosegue Morelli insieme a Giuseppe Natali, che vive al secondo piano.
«Serve un intervento dell’Ater e più controlli delle forze dell’ordine», dicono gli inquilini del civico 15 che vorrebbero vivere tranquillamente. In questo palazzo di periferia che porta i segni del tempo ovunque, «il citofono non funziona, il portone è rotto ed entra chiunque, anche per andare a dormire negli scantinati, sempre aperti. L’ascensore non funzionava quasi mai e l’antenna centralizzata ha creato problemi. Se sollecitiamo i lavori ci dicono che possiamo farli anche da soli», dice sconsolato Pasquale Garufo. E poi, come se non bastasse, ci sono due appartamenti occupati abusivamente (la procedura di sfratto è stata avviata), e forse anche qualche allaccio abusivo. E l’Ater? «Non si sono mai visti, per i lavori».
Tra l’altro, l’ultimo allarme incendio è scattato venerdì scorso, di notte. «Corto circuito, hanno detto i vigili del fuoco, ma la macchina andata a fuoco era uscita il giorno stesso dall’elettrauto».
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