Ascensore rotto, “sequestrate” 6 famiglie con disabilità: «Siamo in trappola come topi»

11 Gennaio 2026

Il pezzo di ricambio non arriverà prima di una quindicina di giorni. Ferrante: «Tempo inaccettabile». Gli inquilini in carrozzella: «Non possiamo fare neanche la spesa»

PESCARA. 6 famiglie con disabilità gravi “sequestrate” in casa a causa di un ascensore rotto nella palazzina di proprietà comunale, al civico 5 di via Pietro Nenni, nel quartiere San Donato. Gli inquilini, tutti in carrozzella, alcuni dei quali rimasti fuori e costretti a chiedere ospitalità da parenti a Montesilvano e Pescara perché non sono riusciti a rientrare nei loro alloggi, sostengono che l'edificio, costruito circa 22 anni fa, «non ha vie di fuga».

I tecnici comunali intervenuti quattro giorni fa, dopo l'allarme lanciato dagli stessi residenti, hanno riferito che il pezzo di ricambio (la scheda rotta dell'ascensore) non arriverà prima di una quindicina di giorni. «E nel frattempo siamo in trappola come topi, se scoppia un incendio, un terremoto o si allaga la casa, qui dentro ci rimaniamo. Oltre al fatto che per fare la spesa e portare fuori il cane, i condomini sono costretti a chiedere favori a persone di buona volontà», raccontano esasperate Angela Ricciotti e Chiara Fusi, residenti rispettivamente al primo e secondo piano dello stabile (di tre piani) dove venerdì scorso, ironia della sorte, il Comune avrebbe dovuto inaugurare un appartamento dedicato alle persone con disabilità inserite in percorso di vita indipendente.

Un progetto di 715mila euro, fondi Pnrr, che prevede la sperimentazione di vita autonoma dei beneficiari in tre diversi locali. Il caso è stato segnalato da Claudio Ferrante, presidente dell’associazione Carrozzine Determinate: «Il pezzo necessario per la riparazione dell’ascensore richiederà ben 15 giorni, un tempo inaccettabile soprattutto alla luce delle moderne tecnologie e dei servizi oggi disponibili. Se fosse accaduto nelle abitazioni degli amministratori, in due giorni si sarebbe risolto tutto. Ciò che rende la vicenda ancora più grave è che non è la prima volta che accade».

Lo stesso ascensore, a detta dei residenti, si è rotto anche sei mesi fa. «È assurdo che in quella palazzina non esista una via di fuga», riprende Ferrante, «elemento fondamentale per la sicurezza. Mi chiedo come sia stato possibile realizzare proprio lì un appartamento domotico per persone con disabilità, spendendo 715mila euro di fondi pubblici che avrebbe dovuto essere inaugurato venerdì scorso, sapendo che l’ascensore si rompe frequentemente e che l’edificio non garantisce condizioni minime di sicurezza». E prosegue: «In questo vero e proprio sequestro di persona, il Comune non ha nemmeno ipotizzato soluzioni alternative: né l’arrivo di un servoscala a cingoli, né la presenza di un assistente all’interno del palazzo che potesse mettersi a disposizione dei cittadini per necessità alimentari o sanitarie».

In realtà un cartello del settore Politiche sociali del Comune affisso sulla porta dell’ascensore comunica che, «fino al ripristino della funzionalità» dell’elevatore, l’amministrazione comunale garantirà ai condomini il servizio di discesa e salita dall'abitazione per effettuare viste mediche urgenti e sedute di riabilitazione: «Un operaio mi ha fatto salire a casa con operazione manuale sull'ascensore», rivela Fusi, che vive nella palazzina con il marito disabile e un figlio speciale. «Stavo morendo di paura, temevo si sganciasse qualche fune. Non è concepibile questa situazione e che, in uno stabile dove vivono disabili gravi, non esistano uscite di sicurezza».

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