Ciclismo

Bici, passione e ambizione: Ivan Taccone sui pedali nel nome del nonno Vito

3 Marzo 2026

Il 20enne ciclista marsicano è il nipote del compianto “Camoscio d’Abruzzo”: «Grazie a mio padre che mi raccontava di lui ho deciso di fare il corridore»

AVEZZANO. Da Vito a Cristiano, fino ad arrivare ad Ivan. Grammaticalmente tre semplici nomi propri di persona, ma dietro di loro una lunga storia che parla di amore, grinta e sacrificio per il ciclismo. Una storia che inizia con precisione nella Marsica, ad Avezzano, con le gesta del compianto Vito Taccone, per tutti il “Camoscio d’Abruzzo”, scomparso nell’ottobre 2007. Un marchio di fabbrica che si è guadagnato durante la sua gloriosa carriera da scalatore negli anni ’60, con otto tappe vinte al Giro d’Italia di cui ben cinque nella sola edizione del 1963 (quattro consecutive), un giro di Lombardia ed un Trofeo Matteotti nel 1966.
L’astro nascente. Ad oggi, sulle strade del ciclismo nazionale si sta facendo strada Ivan Taccone, 20 anni, nipote di Vito e figlio di Cristiano a sua volta unico erede del Camoscio d’Abruzzo. Cresciuto a pane e pedali, il giovane corridore abruzzese portacolori della squadra continental MG Kvis Costruzioni e Ambiente, sta iniziando ad assaporare il ciclismo dei grandi con la stessa voglia, grinta e determinazione che contraddistinse il nonno Vito sulle strade delle più grandi corse internazionali.
Passione di famiglia. Un legame viscerale con la bicicletta, una passione che scorre nelle vene della famiglia Taccone grazie anche ai racconti tramandati da Cristiano a Ivan, di uno dei corridori più combattenti e grintosi del panorama ciclistico internazionale. Quando Vito Taccone se ne andò, il piccolo Ivan aveva appena due anni: «In molti mi chiedono com’era il nonno ma purtroppo ero ancora piccolissimo quando se ne andò. Grazie a mio padre e ai suoi racconti ho capito di che pasta era fatto in bicicletta. La passione per questo sport è nata da loro, come tutti i bambini che guardano i propri genitori con ammirazione. Vedevo papà andare in bici e non ho esitato un attimo».
Saranno famosi. Quando parla dei valori trasmessi da papà Cristiano e a sua volta da nonno Vito, la sua voce è ferma e convinta.
È piuttosto raro trovare ragazzi di vent’anni con le idee così chiare, ma soprattutto fermi e focalizzati sull’obiettivo: «Se mi chiedi un sogno nel cassetto, sicuramente vorrei diventare un campione come fu il nonno e magari un giorno provare a vincere il Tour de France. Per raggiungere traguardi così grandi bisogna avere carattere, lottare fino all’ultimo, sacrificarsi e dare sempre il massimo in ogni gara. Affrontare le difficoltà con la testa giusta perché il carattere nell’atleta fa la differenza. Bisogna avere grinta e voglia di primeggiare sempre e come mi ha sempre detto mio padre, non regalare mai un metro a nessuno».
La stoffa del nonno. Una filosofia di vita che è facile ricollegare e ritrovare nelle gesta di Vito Taccone, noto per la sua grinta, cattiveria agonistica e tanto carattere che lo ha consacrato campione in un ciclismo totalmente diverso da quello odierno, ma con tante sfumature simili: «Mi ispiro tanto a nonno», racconta Ivan. «Ho tanta voglia di crescere, dimostrare e sudare per cercare di essere un atleta migliore. La psicologia nello sport è fondamentale, tutto parte dalla testa, dal sacrificio. L’obiettivo primario è sicuramente quello di crescere come atleta. Tutto nella mia vita gira intorno alla bici. È uno sport bellissimo di cui apprezzo tanto lo spirito».
Prove di fuga. Sulle strade del giro di Sardegna, nella tappa da Cagliari a Tortolì, Ivan si è distinto per una lunga fuga insieme al cagliaritano Cireddu dove ha combattuto e attaccato sulle asperità dei Gpm per molti chilometri, fino al raggiungimento del gruppo a circa 25 km dall’arrivo: «Sono riuscito a centrare una buona fuga e ho cercato di dare battaglia. Questa per me è la prima esperienza in una corsa a tappe e dovrò dare il massimo per cercare di migliorare sotto tutti gli aspetti».
Modelli e sogni. I suoi idoli sono stati Joaquin Rodriguez e Alberto Contador, con un occhio ovviamente anche al campionissimo Pogacar: «Di Pogacar ammiro la sua voglia di andare sempre all’attacco. Questo tipo di ciclismo volto sempre ad attaccare mi piace tantissimo. Lui per vincere una corsa parte anche quando mancano oltre 100 km all’arrivo».
Pedali e libri. Nella sua vita sportiva però, c’è spazio anche per lo studio e la cultura. Diplomato con un 90/100 al liceo scientifico Vitruvio Pollione di Avezzano, è iscritto alla facoltà di scienze motorie tenendo aperta anche la strada che porta allo studio. La via verso il successo è ancora lunga, ma la determinazione e la voglia di Ivan saranno fondamentali per il suo percorso.

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