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1 maggio

1 Maggio 2026

Oggi, ma nel 1890, a Paliano, in provincia di Frosinone, Mario Carnevali, sottufficiale di cavalleria del regio Esercito, di 35 anni, originario di Rocca di Papa, assassinava a colpi di rivoltella Augusto D’Ottavi, impiegato postale, già sposato e con prole, nell’ufficio delle missive, per gelosia, istigato dalla moglie Penelope Menghini, di 22, che voleva liberarsi dell’amante. La donna, quando aveva 16 anni, nel 1884, aveva avvelenato il primo consorte, William Jones, facoltoso ingegnere inglese in servizio a Roma. All’inizio di gennaio 1895 sia la Meneghini che Carnevali verranno condannati all’ergastolo per i due omicidi con sentenza definitiva dopo il passaggio in Corte di Cassazione. Penelope aveva conosciuto Mario quando era ancora quattordicenne, nel 1882. La coppia Carnevali-Menghini aveva avuto anche due figlie, Carmela e Selita.

Sostanzialmente da quando s’erano incontrati per la prima volta, perché Mario aveva avuto rapporti con la madre di Penelope, quando la giovane era stata inviata in convento dalle suore, dopo la dipartita terrena del padre. Era stata Penelope a rivelare a Mario di aver fatto fuori Jones somministrandogli una pozione venefica. Ma soprattutto aveva chiesto ad Augusto di eliminare Mario. Ma poi il postelegrafonico non se l’era sentita e quindi era diventato lui l’elemento da sopprimere. L’ingarbugliata e cupa vicenda d’amore, scappatelle, odio e interessi anche economici catturerà l’attenzione del Belpaese a cavaliere tra ‘800 e ‘900 (nella foto, particolare, da sinistra a destra: Jones, D’Ottavi e Carnevali, dal “Corriere della Sera” dell’8 luglio 2025, nel pezzo, a firma di Giulia Taviani, intitolato “Penelope, l’avvelenatrice di Paliano: uccise il marito, poi provò a liberarsi dei due amanti in un colpo solo”).

Il quotidiano meneghino di via Solferino seguirà l’iter processuale con estrema attenzione. Resocontando anche aspetti morbosi dei personaggi coinvolti e feroci connotazioni da romanzo d’appendice. Come il duello, poi sfumato all’ultimo, tra Mario ed Augusto, sempre a causa di Penelope. Oppure il finto suicidio teatralmente inscenato dalla signora. Tutto il fattaccio verrà rievocata anche nel volume a cura di Ernesto Ferrero, “La Mala Italia. Storie nere di fine secolo”, con prefazione di Leonardo Sciascia, che sarà pubblicato dall’editore milanese Rizzoli nel 1973. E pure nel libro di Alessandro Riva e Lorenzo Viganò “365 delitti. Uno al giorno”, che sarà dato alle stampe da Baldini & Castoldi, del capoluogo lombardo, nel 1998.