Asili chiusi, arriva il ricorso al Tar

18 Marzo 2021

I genitori dei bimbi dell’infanzia chiedono di annullare l’ordinanza di Masci

PESCARA. Annullare l’ordinanza con cui il sindaco Carlo Masci ha disposto, il 13 marzo, la chiusura delle scuole dell’infanzia. E, nell’immediato, sospendere il provvedimento. Questo chiedono alcuni genitori dei bimbi pescaresi che, oltre ad essersi riuniti in un comitato spontaneo (con una cinquantina di aderenti), hanno presentato due giorni fa un ricorso al Tribunale amministrativo regionale e nelle prossime ore attendono un pronunciamento sulla sospensiva. Nel ricorso viene contestato un difetto di competenza del sindaco, visto che il Dpcm del 2 marzo prevede che nelle regioni in “zona arancione” le attività in queste scuole avvengano in presenza e viene demandata al presidente di Regione, e non ai sindaci, l’adozione di misure diversificate e maggiormente restrittive. In Abruzzo, il presidente della Regione, Marco Marsilio, fanno notare dal comitato, ha escluso la chiusura dei nidi e delle scuole dell’infanzia.
Viene anche evidenziata la carenza di istruttoria, visto che i dati riportati nel provvedimento di Masci non sarebbero in grado di dimostrare il rapporto tra la chiusura delle scuole dell’infanzia e l’aggravarsi del contagio. Peraltro, sostengono i genitori, l’Istituto superiore della sanità (Iss) ha evidenziato che i focolai rilevati in ambito scolastico sono stati pari al 2% sul totale nazionale e comunque molte criticità sono legate al trasporto pubblico, che però non viene usato dai bimbi.
A spingere il comitato non ci sono solo delle motivazioni giuridiche. «I bambini non si possono tenere troppo a lungo a casa», dicono i genitori sottolineando le possibili conseguenze negative della didattica a distanza sui piccoli, in Dad dall’8 febbraio, e parlano di «ansia, stress, disturbi dell’alimentazione e perfino autolesionismo». I genitori si sentono confortati dagli studi diffusi e dal Rapporto dell’Iss in base ai quali i bambini sono meno suscettibili all’infezione da variante inglese. «Non si pensi», dicono, «che agiamo per questioni pratiche o logistiche. Siamo preoccupati per i nostri figli». (f.bu.)