Asilo nido e verde passano ai privati

21 Luglio 2017

San Giovanni Teatino, le proteste non fermano il Comune: avanti con i tagli

SAN GIOVANNI TEATINO. Il Comune di San Giovanni Teatino dà il via libera al piano delle privatizzazioni. Non saranno più gestiti dall’ente, attraverso la società in house providing Sgt Multiservizi, i servizi di trasporto scolastico, il nido d’infanzia, la manutenzione del verde: i servizi verranno affidati a imprese private. Resteranno a gestione pubblica il servizio riscossione tributi, refezione scolastica, impianti pubblicitari e, per il momento, i due cimiteri. Passeranno invece alla Sgt Sport, altra società partecipata, tutti gli impianti sportivi della cittadella dello sport. Il museo civico di scienze naturali, la cui attività non ha mai avuto inizio, verrà chiuso. Nei prossimi giorni si conoscerà il numero degli esuberi che in seguito a queste privatizzazioni verranno dichiarati dalla Sgt Multiservizi. «A tutte le società», spiega il presidente del consiglio comunale Marco Cacciagrano, «abbiamo chiesto che con sollecitudine operino una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze da comunicare alla Regione, che gestisce l’elenco dei lavoratori dichiarati eccedenti agevolandone la ricollocazione».
Non sono dunque riusciti i genitori con le loro proposte, i consiglieri di opposizione e i sindacati, nonostante lo sciopero e una manifestazione di protesta molto partecipata, nonostante la petizione firmata da oltre 900 cittadini, a salvare la gestione pubblica dell’asilo nido. «Hanno decretato la fine del nido Arcobaleno come lo conosciamo oggi», recita un post polemico del consigliere 5 Stelle, Mario Cutrupi, «si sono detti convinti che la gestione privata lo renderà migliore. Un altro passo verso la catastrofe a danno dei cittadini di San Giovanni Teatino».
Il sindaco Luciano Marinucci afferma: «Negli ultimi anni il nostro Comune ha subito ingenti tagli dei trasferimenti dallo Stato. Ne è conseguita una riduzione di fondi erogati alla Sgt Multiservizi, per cui dai 1.271.000 euro del 2015 si passa ai 902.000 del 2016 fino ai 290.000 del 2017, quasi un milione di euro di differenza in due anni. Se nel 2016 erogavamo 230.000 euro per il nido, adesso possiamo destinare solo 30.000 euro. Facile dire che se ci fosse la volontà si toglierebbero soldi al resto per metterli al nido. Sfugge, evidentemente, che non ci sono nemmeno i soldi per il resto». Non erano tecnicamente accettabili, secondo il primo cittadino, le proposte arrivate dall’opposizione e dai genitori per far restare pubblico l’asilo nido di via Ciafarda, tutte proposte costruite considerando un aumento generalizzato delle rette, anche del 75% per le fasce di reddito più basse (eliminando quindi le rette low cost di 120-130 euro al mese), un ipotetico incremento del numero dei bambini iscritti e piani di razionalizzazione delle spese.
Gabriella Di Lorito
©RIPRODUZIONE RISERVATA.