Asl, finiti i soldi per le protesi dell’udito

4 Novembre 2015

Già raggiunto il tetto di spesa per 2015, i pazienti costretti ad aspettare tre mesi per cambiare gli apparecchi

PESCARA. «Ok, c’è tutto: molto probabilmente, per il 3 febbraio prossimo, avremo i fondi disponibili e suo padre potrà cambiare la protesi acustica». Si è sentito dire così, al servizio Riabilitazione della Asl di Pescara, Paolo Lucente: il padre Americo, di 93 anni e con un’invalidità dell’80 per cento accertata fin dal 2006, dovrà aspettare 3 mesi per sostituire il vecchio apparecchio che ha già 7 anni. «Ma non è possibile che un anziano debba aspettare così tanto», dice il figlio, «questa non è la sanità che coccola». Succede perché la Asl ha raggiunto il tetto di spesa per il 2015 e non può spendere di più in base ai limiti dettati dalla Regione Abruzzo: se ne riparlerà nel 2016. Lo conferma anche Mauro Menzietti, imprenditore del settore con la Maico e vicepresidente dell’Anap, l’Associazione nazionale degli audioprotesisti professionali: «Non è la prima volta che accade, anzi, succede quasi ogni anno», dice Menzietti, «purtroppo, le attività convenzionate con il servizio pubblico non possono fare niente».

Il caso di Lucente è uno dei tanti: in base alle linee guida del servizio sanitario nazionale, è possibile cambiare le protesi ogni 5 anni con l’assenso dell’otorino ospedaliero. Ma, dal momento in cui una persona con problemi di udito, passano almeno 6 mesi fino alla sostituzione. I primi due o tre mesi se ne vanno per l’attesa di una visita otorinolaringoiatrica in ospedale: in base ai dati della Asl, aggiornati al 31 agosto scorso, l’attesa è di almeno 69 giorni per una visita a Pescara, mentre a Penne è di appena 3 giorni. Oltre alla visita, si eseguono anche controlli audiometrici. All’attesa per gli esami, poi, si aggiunge il tempo necessario per avere l’autorizzazione: «Ma si viene rimbalzati da un ufficio all’altro e passano altri 3 mesi», racconta Lucente, «è un iter farraginoso che un anziano difficilmente potrebbe completare da solo». Con il sì dell’otorino, quindi, ci si presenta in un centro convenzionato per un preventivo anche se le tariffe sono standard. Poi, si riporta il preventivo alla Asl e si aspetta l’autorizzazione definitiva. Ma, adesso, i fondi per il 2015 sono finiti e non si può fare altro che aspettare ancora. «Come imprenditore», spiega Menzietti, «ricevo ogni giorno persone alle quali non posso dare né una soluzione immediata né una risposta certa. Purtroppo, non dipende da me: l’interlocutore è un altro». E cioè la Asl. «Le persone pretendono rapidità perché avvertono un disagio, ma è lo Stato che non riesce a garantirlo». Menzietti è l’ideatore di una campagna contro l’ipoacusia rivolta agli anziani, Nonno Ascoltami che, il 28 settembre ha fatto tappa in piazza Salotto a Pescara con visite gratuite e controlli dell’udito. Ma i fondi finiti in anticipo dimostrano che il pubblico non riesce a tenere il passo del privato: «Di fronte a problemi di ipoacusia è necessario intervenire rapidamente perché, altrimenti, potrebbero esserci dei peggioramenti», fa notare Menzietti, «in casi disperati, anticipo la consegna senza aspettare l’autorizzazione della Asl ma per un’impresa è un rischio». E trattare con la pubblica amministrazione vuol dire avere pazienza. Menzietti non protesta ma conferma: «Da quando prendo in carico una persona fino a quando la Asl paga, passa almeno un anno. Comunque, la cosa più avvilente è per l’utenza: chi ha i soldi e non vuole aspettare, si compra l’apparecchio nuovo; chi non li ha, o aspetta o addirittura rinuncia ma, in quest’ultimo caso, è una vita senza più autonomia». (p.l.)

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