«Aspettiamo ancora i soldi del 2021»

8 Maggio 2022

La categoria sul piede di guerra: non abbiamo avuto aiuti, nemmeno per il Covid

PESCARA. «Il settore è al collasso, i problemi sono tanti e vanno trovate soluzioni nel giro di pochi giorni, altrimenti le marinerie si fermeranno in modo definitivo, procedendo al licenziamento dei marittimi». È il senso del documento stilato ieri al termine dell’assemblea che ha visto la partecipazione di gran parte dei rappresentanti delle marinerie italiane (alcuni con le deleghe di altre marinerie). Le questioni principali da affrontare, si legge sempre nel documento, sono «il caro gasolio che rende impossibile portare avanti l’attività, la mancata cassa integrazione per gli imbarcati, il mancato pagamento del fermo biologico del 2021, la mancata erogazione degli aiuti promessi durante la pandemia per far fronte alla crisi e la mancata erogazione del credito di imposta». Dopo aver discusso sulle modalità della protesta da portare avanti e considerato che ogni uscita in mare pesa tantissimo sulle casse delle imprese, si è deciso di dare 15 giorni al governo per lanciare un segnale chiaro. «Se non dovessero arrivare risposte, le marinerie procederanno allo stop totale e definitivo dell’attività e ai licenziamenti». E il governo si deve attivare per quattro misure: oltre a dover bloccare il prezzo del gasolio a 50 centesimi (in Francia è fermo a 40, dicono gli armatori), dovrebbe promuovere un fermo d’emergenza e dare la possibilità di accedere alla cassa integrazione straordinaria già dall’inizio dell’anno, per gli imbarcati. Inoltre andrebbero bloccati i mutui per tutto il personale, compresi gli armatori. Richieste condivise dai rappresentanti di Pescara, Trani (ieri c’era il presidente della marineria Nicola Tedeschi), Mola di Bari, Gaeta, Manfredonia, Monopoli, Molfetta, Ortona, Ancona, Vasto, Civitanova Marche, Fano, Porto San Giorgio, Giulianova, Fiumicino, Termoli, Anzio, Civitavecchia, Rimini, Calabria (che ha delegato i presenti all’incontro pescarese). «Manderò il documento anche a Chioggia, alla Sicilia e alla Calabria, con i quali sono già in contatto», ha annunciato Francesco Scordella, rappresentante dei pescaresi.
«Siamo sulla stessa lunghezza d’onda degli altri», ha commentato Gennaro Del Prete (Fiumicino). «Attraverso i politici presenteremo il documento al Governo. Se non avremo risposte, ci fermeremo e sbarcheremo il personale, per la disoccupazione». (f.bu.)