Assalto nella villa di De Cecco, i banditi in zona già da giorni

26 Gennaio 2023

La targa dell’auto utilizzata per la fuga risulta rubata in provincia di Chieti: caccia ai complici della banda Telecamere al setaccio: i malviventi hanno picchiato l’imprenditore della pasta e sequestrato moglie e figlia 

PESCARA. Dopo aver assaltato la villa dell’imprenditore Saturnino De Cecco, nella zona collinare di Montesilvano, portandosi via un bottino di centinaia di migliaia di euro, la banda è fuggita via a bordo di una potentissima Audi RS6 con targa rubata, appartenente a una vettura fatta sparire pochi giorni fa nel Chietino. Ed ora su quella targa, quasi certamente sostituita con un’altra subito dopo il colpo, si concentrano le attenzioni dei carabinieri del comando provinciale, guidati dal colonnello Riccardo Barbera, che dai primi istanti stanno passando al setaccio tutti i filmati degli impianti di videosorveglianza presenti dentro e fuori la villa e nella zona. E, quindi, telecamere comunali e private. Un lavoro quello dei malviventi da professionisti. Un colpo studiato nei minimi dettagli, da giorni e forse da settimane: prima il furto nel Chietino, poi sopralluoghi e appostamenti per sapere come, quando agire e in qualche modo scappare senza lasciare traccia.
Gli accertamenti, condotti dai militari dell’Arma nel più stretto riserbo, sono concentrati, oltre che sulla targa, sull’Audi RS6. Un tipo di vettura, come detto molto veloce e potente, e per questo spesso usata per mettere a segno colpi. Ad agire lunedì sera, almeno 5 persone, quattro delle quali, incappucciate e vestite di nero, hanno compiuto materialmente la rapina, durata 40 minuti. Alle 21, hanno atteso che la moglie dell’imprenditore, Sheila D’Isidori, che era insieme alla figlioletta di 7 anni, rientrasse a casa, che varcasse il cancello della villa e, come è scesa dalla macchina, sono sbucate fuori da una siepe del giardino e l’hanno aggredita alle spalle, costringendola sotto minaccia, ad aprire la porta dell’abitazione, all’interno della quale c’era già l’imprenditore. Motivo per il quale i sistemi d’allarme non hanno suonato e comunque non subito. A quel punto, tre di loro hanno trascinato e chiuso in cucina la mamma e la bambina, senza mai perderle di vista, mentre un quarto uomo ha costretto De Cecco, picchiandolo, minacciandolo con coltelli e con una pistola puntata alla schiena, a portarlo nella stanza dove nascondeva la cassaforte, che è stata svuotata. Dentro c’erano orologi di ingente valore, preziosi e anche un’arma regolarmente detenuta: un bottino ingentissimo. Ma i banditi, che dall’accento sembravano stranieri, dell’Est Europa, stando al racconto dello stesso De Cecco e della moglie, non si accontentati. Volevano di più. Proprio quando la situazione rischiava di precipitare, per fortuna è suonato uno dei sistemi d’allarme e i 4 sono stati costretti a scappare. A farlo suonare è stato inavvertitamente proprio uno dei malviventi nel tentativo di spostare e oscurare una telecamera interna. «Con il senno di poi», sottolinea l’imprenditore, «devo dire che è andata bene, di lusso. Avevano già preso tutto e volevano e chiedevano altro, ma io avevo dato loro qualsiasi cosa. In quegli istanti si pensa solo a salvaguardare la famiglia. L’obiettivo più importante era di riportare a casa la pelle. Quando qualcosa di quello che facevo non piaceva loro, mi menavano. Mi hanno picchiato anche al viso. Non so con cosa». Ora vuole solo dimenticare questa brutta storia o, almeno spera di riuscire, prima o poi, a farlo. «Quando ti entrano in casa e ti sequestrano la moglie e la figlia, è traumatico. È grande».