Assalto sull’A14, caccia ai banditi Hanno sparato con i kalashnikov

9 Luglio 2023

Nuovi sopralluoghi della polizia sul percorso seguito dai malviventi dopo aver rinunciato al bottino Hanno incendiato le tre auto usate per il colpo e poi si sono allontanati usando la viabilità alternativa

PESCARA. Sopralluoghi sulla A14, e anche fuori, per ricostruire il percorso della banda. Ascolto dei testimoni che hanno assistito all’assalto con kalashnikov e pistole e alla fuga. Esame del materiale raccolto dalla Scientifica su circa 5 chilometri di strada, comprese le telecamere dell’autostrada. È un lavoro che va avanti senza sosta quello dei poliziotti della squadra mobile, diretta da Gianluca Di Frischia, che stanno indagando sul colpo di venerdì al portavalori dell’istituto di vigilanza Aquila di Ortona. Nessuna pista è esclusa, per ora, ma un occhio è puntato in maniera forte sulla malavita pugliese.
Era tutto pianificato nei dettagli, ma il progetto non è riuscito e il colpo è sfumato, anche se la paura è stata enorme e i disagi per la viabilità infiniti. In pochi minuti, appena dopo le 7, una banda armata di kalashnikov ha bloccato il traffico in direzione nord fermando, all’altezza di Spoltore, un’auto e un camion che passavano di lì. I conducenti si sono trovati di fronte i malviventi, tutti con il volto completamente coperto e i guanti alle mani. Gli hanno puntato le armi contro dopodiché l’auto e il camion stati usati per creare una barriera al furgone portavalori che stava arrivando e trasportava tra i 270 e i 290mila euro. I rapinatori sapevano che in quei minuti doveva passare di lì. Così è stato. Il blindato è stato fermato da sette banditi a colpi di kalashinkov: decine i colpi esplosi, tra 20 e 30, anche per costringere le due guardie giurate a scendere e liberare il blindato. Uno dei malviventi ha imbracciato una mola, tagliato uno sportello del furgone, inserito un estintore e spruzzato nell’abitacolo il contenuto: così volevano costringere le guardie giurate ad abbandonare il mezzo. Ma i due hanno resistito, come impone la procedura, per non lasciare incustodito il denaro. Quei minuti guadagnati sono stati preziosi, preziosissimi, perché nel frattempo l’allarme è arrivato alla questura, attraverso una miriade di chiamate. Sono stati mobilitati uomini e mezzi che hanno raggiunto la A14 e fatto saltare il piano della banda, nonostante la carreggiata opposta dell’autostrada fosse stata disseminata di chiodi dai rapinatori.
Non potendone più di respirare la sostanza dell’estintore, le due guardie giurate sono scese dal blindato: il 45enne pescarese e il 54enne teatino sono stati strattonati, immobilizzati a terra e derubati delle pistola sotto la minaccia delle armi: «Ti sparo in testa», urlava il gruppo armato. E mentre uno dei criminali tentava di tagliare il tettuccio del blindato un altro ha sparato ad altezza uomo contro il furgone dell’istituto di vigilanza Sicuritalia che passava dall’altra parte della carreggiata, il cui conducente si è fermato per aiutare i colleghi. Ha capito subito di rischiare la vita e si è allontanato.
Di lì a poco i rapinatori hanno realizzato che non avevano più tempo per raggiungere il bottino: le sirene della polizia erano troppo vicine per rischiare. La gang è salita sulle tre auto usate per arrivare fin lì e si è allontanata rapidamente, superando la galleria di Cappelle. I rapinatori hanno abbandonato i mezzi - uno è stato rubato il Puglia - in due punti diversi, dai quali si raggiunge facilmente una viabilità alternativa alla A14. Hanno incendiato le tre auto e hanno lasciato l’autostrada, forse con l’aiuto dei complici. I due punti e le aree vicine sono stati esaminati e poi studiati di nuovo, anche ieri, dagli investigatori e dalla Scientifica, che hanno passato al setaccio pure l’area dove sono stati bloccati auto e camion, e poi quella dell’assalto, oltre al tratto cosparso di chiodi. Altri elementi possono emergere dall’ascolto dei testimoni: ognuno ha visto frammenti della sequenza, dentro e fuori la A14. Tanti elementi da valutare, per arrivare alla banda.