Assenteismo, l’udienza a dicembre

Inchiesta Provincia Ambiente: 13 dipendenti accusati di truffa, falso e peculato
PESCARA. Il prossimo 17 dicembre i protagonisti dell’inchiesta sull’assenteismo alla società Provincia Ambiente, società in house interamente partecipata dal socio unico che è la Provincia di Pescara, dovranno presentarsi davanti al gup Gianluca Sarandrea che deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio. Il pm Andrea Papalia l’estate scorsa aveva chiuso l’inchiesta chiedendo il processo per 13 degli iniziali 17 dipendenti della struttura (in totale conta 21 persone compreso il direttore, Pietro Zallocco, anche lui sotto accusa). A scoprire i cosiddetti furbetti del cartellino erano stati i carabinieri del comandante Mingolla che per circa sei mesi avevano tenuto sotto controllo tutti i dipendenti, registrando ogni spostamento: utilizzando non solo riprese filmate e fotografiche, ma anche una strumentazione per controllare gli spostamenti delle auto di servizio, per verificare se seguivano l’itinerario relativo alle ispezioni da fare (la società si occupa fra le altre cose del controllo delle caldaie). Le accuse contestate vanno dalla truffa al falso e per qualcuno (quelli che utilizzavano le auto di servizio) anche peculato, in quanto le indagini avrebbero accertato che spesso, con la macchina di Provincia e Ambiente, tornavano a casa durante l’orario di servizio o in altri posti, per questioni personali. Per l’accusa avrebbero «ripetutamente attestato il falso omettendo di registrare, mediante l’apposito lettore marcatempo o badge, i propri allontanamenti dalla sede di lavoro, non effettuati per lo svolgimento delle attività di servizio o comunque utilizzati per finalità ricreative e/o relazioni meramente personali, in periodo di tempo intermedi fra la registrazione dell’orario di ingresso e quello di uscita». Lo stratagemma di cui parla la procura era quello del «doppio passaggio» consecutivo in entrata o in uscita del badge che annullava la precedente operazione. Così avrebbero indotto in errore l’amministrazione che li avrebbe pagati per un numero di ore non rese. Per 7 di loro scattò l’interdizione dal lavoro che, dopo gli interrogatori, venne revocata. La tesi difensiva punterà soprattutto sulla natura o meno di pubblici ufficiali, in quanto gli indagati sarebbero stati assunti con contratto da metalmeccanici e quindi potrebbero, per la difesa, non dover seguire la normativa dei pubblici dipendenti.

