Assenteismo, sospesi sette dipendenti

Indagini concluse per i 17 lavoratori di Provincia e Ambiente. Fra i destinatari della misura interdittiva anche il direttore
PESCARA. Scattano le misure cautelari per sette dei 17 dipendenti di Provincia e Ambiente, finiti nel mirino della magistratura che li ha indagati per assenteismo. La misura interdittiva di sospensione di sei mesi dal lavoro, porta la firma del giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio che ha accolto in toto la richiesta del sostituto procuratore Andrea Papalia, titolare dell’inchiesta (almeno per quanto riguarda i destinatari delle misure visto che la richiesta del pm era di arresti domiciliari), che contestualmente ha anche trasmesso agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini.
GLI INDAGATI. Fra i destinatari dell’ordinanza cautelare, figura anche il direttore della struttura, l’ingegnere Pietro Zallocco, che è anche il responsabile del personale. Insieme a lui, nel provvedimento del giudice ci sono Paride Chiulli, Biagio Giordano Di Tillio, Alberto Malito, Gianluca Pretara, Angelo Vittorio Bucci e Romina Antonella Nazari. Il reato contestato a tutti i così detti furbetti del cartellino è quello di truffa aggravata e per qualcuno anche falso materiale e ideologico e peculato (per l’uso indebito dell'auto di servizio), in quanto il giudice ha ampiamente motivato la natura della società che, pur avendo una formale struttura privatistica, rientra nella categoria degli enti pubblici anche perché è una società in house interamente partecipata dal socio unico che è appunto la Provincia di Pescara.
DIRETTORE E COLLABORATRICE. A mettere nei guai il direttore è stata la sua stretta collaboratrice, Nazari, che peraltro condivideva la stessa stanza di lavoro con Zallocco, che pm e giudice considerano come «istigatore e concorrente morale» di Nazari in quanto avallava e agevolava «anche con indebite autorizzazioni orali, le arbitrarie assenze dal servizio di quest’ultima, realizzate anche approfittando della sua esenzione dall’utilizzo del badge, peraltro ingiustificata, inducendo così in errore gli amministratori di Provincia e Ambiente» che ogni mese pagavano gli stipendi sulla scorta delle indicazioni fornite dalla stessa Nazari che riempiva le schede del personale, compresa la sua. Ma sul ruolo di Zallocco, il giudice si sofferma, in particolare, per dimostrare che sapeva perfettamente quale era il malcostume dei dipendenti sui quali avrebbe dovuto vigilare. E questo lo spiega anche evidenziando che spesso i dipendenti, per destare meno sospetti ed evitare di essere notati anche dal personale addetto alla vigilanza, «per entrare ed uscire dall’ufficio avevano più volte utilizzato l’ingresso di via del Concilio, normalmente chiuso, da dove era possibile passare solamente se in possesso della chiave del portone che era nella disponibilità esclusiva del direttore Zallocco...che era chiaramente consapevole che il dipendente interessato si doveva allontanare dall’ufficio ed uscire». «Quindi è pacifico», dice il gip, «che Zallocco, oltre ad assentarsi personalmente, era pienamente consapevole che i dipendenti erano soliti assentarsi dal posto di lavoro, ma non procedeva alla detrazione delle ore di assenza dai prospetti inviati al consulente del lavoro».
AUTO SOTTO CONTROLLO. Tutto questo è stato naturalmente accertato e verificato dai carabinieri del comandante Mingolla che per circa sei mesi (da agosto 2017 alla fine di gennaio 2018) hanno tenuto sotto stretto controllo struttura e dipendenti, con riprese filmate, fotografiche, con le telecamere poste davanti all’orologio marcatempo, e addirittura con apparecchiature per registrare gli spostamenti di alcuni di loro che utilizzavano le auto di servizio.
SCAMBIO DI FAVORI. Riprese che hanno permesso di accertare lo scambio di favori che avveniva fra i colleghi che timbravano a volte anche il tesserino dell’amico per non fargli registrare il ritardo; lo stratagemma del “doppio passaggio” consecutivo in entrata o in uscita del badge che annullava la precedente operazione. O chi, invece di recarsi nei comuni stabiliti nell’ordine di servizio ricevuto per effettuare i controlli degli impianti termici, se ne andava in altri comuni per questioni strettamente personali, o addirittura sostava per ore nella propria abitazione.
IMPULSI DELINQUENZIALI. Secondo il giudice le condotte dei dipendenti «non hanno certamente connotazioni occasionali, ma piuttosto costituiscono espressione di una analitica e approfondita programmazione: ciò in quanto gli indagati ponevano in essere le condotte di reato, in un arco temporale rilevante, quasi senza soluzione di continuità, riuscendo così a percepire ingiusti compensi per attività lavorative mai svolte». «Pertanto», conclude il giudice nell'ordinanza, «visto che gli indagati esplicavano attività delinquenziale esclusivamente svolgendo attività lavorativa, al fine di frenare gli impulsi delinquenziali, si stima sufficiente applicare una misura che sia idonea ad impedire l’ulteriore possibilità di esplicazione di attività per conto di un ente pubblico o privato che gestisce servizi pubblici».
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