Assistenza domiciliare, appalto conteso
Vale 4 milioni di euro ed è al centro di un contenzioso tra due cooperative: il Comune sotto accusa per aver “nascosto” gli atti
PESCARA. Vale più di 4 milioni di euro l’appalto dell’assistenza domiciliare a Pescara e i documenti della gara, con 10 imprese partecipanti, non possono restare segreti. «La partecipazione alle gare d’appalto implica la tacita accettazione delle regole di trasparenza, imparzialità e par condicio che sono elementi connaturali al principio della evidenza pubblica», recita una sentenza del Tar sull’appalto conteso delle cure a casa. Significa che le ditte escluse hanno diritto di controllare l’offerta presentata dall’azienda risultata vincitrice della commessa e il Comune non può nascondere quegli atti con la giustificazione di proteggere la politica aziendale della ditta che ha conquistato l’appalto: «La mera decisione di parteciparvi», spiega il Tar, «implica in nuce e ab initio la volontà di consentire il pieno disvelamento della domanda di partecipazione, delle caratteristiche della offerta formulata e financo di quelli che, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell’offerente, costituiscono segreti tecnici o commerciali».
A presentare ricorso, sollevando il caso della trasparenza negata, è stata la cooperativa sociale Nasce un Sorriso di Potenza, seconda classificata al bando del Comune; l’appalto, per tre anni, è stato vinto dalla cooperativa Polis di Perugia. Tra le due cooperative, una distanza di appena 8,789 punti: 100 punti per Polis; 91,211 per Nasce un Sorriso. Prima dell’affidamento dell’appalto alla Polis, la coop seconda classificata aveva chiesto gli atti della gara al Comune ma non li ha avuti. L’amministrazione Masci ha risposto alla coop che «i verbali di gara erano disponibili sul sito internet del Comune». Nasce un Sorriso però avrebbe voluto controllare altro. E ora il Tar spiega: «Non appare controverso che l’ostensione sia stata poi concessa solo parzialmente, per ragioni di segreto imprenditoriale della prima classificata». Secondo il Tar, «la ricorrente ha avuto un comportamento diligente e non dilatorio, essendosi attivata ben prima del provvedimento formale di aggiudicazione, mentre l’ostacolo alla ostensione è imputabile solo alla stazione appaltante», cioè il Comune. È stata l’amministrazione Masci a dire no alla seconda classificata spiegando che «i verbali di gara erano disponibili sul sito internet del Comune». La Nasce un Sorriso avrebbe voluto valutare il contenuto della busta C «contenente proposte migliorative» e anche «le giustificazioni rese» dalla Polis «per la verifica di anomalia» dell’offerta. La sentenza prosegue: «Nel caso di specie, la ricorrente è seconda classificata e ha chiesto accesso alla documentazione tecnica e alle giustificazioni sulla verifica di anomalia della prima, dunque appare del tutto evidente il suo concreto e attuale interesse a visionare tale documentazione onde accertarsi se da essa non si disvelino vizi utili a ottenere una correzione del punteggio o una esclusione della prima classificata; la ricorrente, in altri termini, si trova in una posizione di interesse qualificato e differenziato che, di per sé, garantisce che la sua richiesta sia funzionale alla difesa dei propri diritti e non alla mera discovery di segreti imprenditoriali». E adesso il Comune dovrà esibire tutte le carte dell’appalto conteso.

