«Assistenza domiciliare, il servizio è insufficiente»

16 Ottobre 2018

MONTESILVANO. Risolvere le problematiche incontrate dagli utenti che usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare integrata. Il presidente dell’associazione Carrozzine Determinate Claudio...

MONTESILVANO. Risolvere le problematiche incontrate dagli utenti che usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare integrata. Il presidente dell’associazione Carrozzine Determinate Claudio Ferrante lancia un appello agli uffici preposti, alla direzione generale Asl e agli assessori regionali Silvio Paolucci e Marinella Sclocco, «affinché si prendano carico di verificare la situazione, diano delle risposte e con scelte consapevoli portino anche a un aumento dei fondi di un servizio talvolta invisibile, ma di importanza fondamentale per la società e per le persone fragili». Parla di una vera e propria «emergenza», Claudio Ferrante. «Sono numerosissime le segnalazioni arrivate alla nostra associazione da parte di famiglie di persone con disabilità, che hanno denunciato le criticità incontrate sul territorio», spiega. «Il servizio di assistenza domiciliare integrata Adi è rivolto alle persone fragili o non autosufficienti, che devono essere assistite a domicilio in modo coordinato e continuativo». Sono diverse le tipologie di cure domiciliari garantite. «Quella che è costante da tempo, però, è l’esasperazione dovuta alla carenza e al malfunzionamento del servizio. Alcuni pazienti di Montesilvano ci hanno parlato di situazioni al limite dell’inverosimile. I malati, spesso, sono costretti a provvedere autonomamente all’acquisto di materiali sanitari. I pazienti parlano di infermieri privi dei necessari guanti in lattice, oltre a denunciare la mancanza di continuità nell’assistenza. Registriamo lamentele per il mancato coordinamento degli infermieri in orario notturno, con pazienti che si ritrovano a non poter contattare nessuno dopo le 20. C’è stato chi si è trovato ad avere necessità di assistenza di prestazioni in orario notturno e ha assistito a un rimpallo di responsabilità tra il 118 e gli uffici preposti dell’Adi. Il supporto socio-assistenziale è necessario per evitare ricoveri ripetuti e corse disperate al Pronto soccorso, già al collasso». Ferrante riferisce di pazienti che «hanno scelto di rivolgersi a un infermiere privato. Talvolta, non è chiaro quali siano i servizi appaltati agli enti gestori da ciascuna Asl, quali siano competenze e obblighi del personale, spesso un soggetto libero professionista. Esiste un problema reale in materia di assistenza domiciliare integrata che deve essere risolto, devono essere date risposte che consentano a chi combatte ogni giorno per la sopravvivenza, di vivere un’esistenza dignitosa».
Rosa Anna Buonomo