Assolto dopo 7 mesi in cella per estorsione

10 Dicembre 2014

PESCARA. Per sette mesi è rimasto in carcere dopo l'arresto per usura e tentata estorsione a un commerciante pescarese, ma Cristian Cascini, 41enne atriano residente a Pescara, è stato assolto da...

PESCARA. Per sette mesi è rimasto in carcere dopo l'arresto per usura e tentata estorsione a un commerciante pescarese, ma Cristian Cascini, 41enne atriano residente a Pescara, è stato assolto da entrambe le accuse al termine del processo di primo grado che si è svolto davanti al Tribunale di Pescara.

Per l'usura, i magistrati hanno sentenziato che il fatto non sussiste, mentre per la tentata estorsione c'è stato un non doversi procedere in assenza della querela della parte offesa. L' avvocato Daniele Di Furia annuncia l'avvio del procedimento per chiedere il risarcimento danni da ingiusta detenzione.

I fatti cominciano nel gennaio 2012 quando Cascini viene arrestato su ordinanza di custodia cautelare al termine di una indagine della polizia di Pescara. L'uomo viene rintracciato a Silvi, qualche settimana dopo l'emissione dell'ordinanza, nell'abitazione di un romeno denunciato di favoreggiamento personale per aver offerto ospitalità. Secondo l'accusa, Cascini avrebbe prestato 5mila euro a un negoziante pescarese chiedendo tassi da usura. E, sempre secondo l'accusa, quando il negoziante avrebbe avuto difficoltà a riconsegnare i soldi, sarebbe stato selvaggiamente picchiato sul posto di lavoro. L'indagine era partita dopo la denuncia del commerciante. Scrivono nelle motivazioni i giudici del collegio presieduto da Angelo Zaccagnini (a latere Rossana Villani e Massimo De Cesare): «Gli elementi acquisiti nel dibattimento, se da un lato hanno fornito riscontri alla ricostruzione storica dei fatti data dalla parte offesa, dall'altro, non hanno dimostrato con la certezza probatoria necessaria, ai fini del giudizio di colpevolezza penale, quella serietà e quella vincolatività della promessa presupposto del reato d'usura» facendo riferimento a un rapporto di amicizia esistente tra i due uomini.

«In particolare», scrivono, «a tale ultimo riferimento e in senso discordante con la spiegazione fornita dalla parte offesa del rapporto sottostante come usura, sono emersi nel corso del dibattimento ulteriori elementi che rendono tale ricostruzione contraddittoria e che sono idonei a fornire una versione alternativa e verosimile della vicenda complessiva».