Assolto maestro di danza «Non molestò l’allieva»
PESCARA. Esce indenne, con un'assoluzione con formula piena, da un'accusa infamante di violenza sessuale su una minore, un professore di danza che era stato accusato di attenzioni particolari nei...
PESCARA. Esce indenne, con un'assoluzione con formula piena, da un'accusa infamante di violenza sessuale su una minore, un professore di danza che era stato accusato di attenzioni particolari nei confronti di una sua allieva che all'epoca dei fatti aveva appena 11 anni.
Ieri, il collegio lo ha assolto dopo che la pubblica accusa aveva chiesto una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione, e dopo che la parte civile (rappresentata dall'avvocato Massimo Galasso) si era associata alle conclusioni del pm Fabiana Rapino. Ma alla fine è passata la linea difensiva degli avvocati Rocco De Lutiis e Angelo D'Aurelio che avevano sollevato molti dubbi sulla genuinità delle dichiarazioni della ragazza che studiava break dance in una scuola di un piccolo centro della provincia di Pescara dove sarebbero stati consumati i presunti abusi. La difesa ha battuto molto anche sul fatto che la parte offesa non è mai stata in grado di definire temporalmente gli episodi che si sarebbero verificati nella palestra al termine di alcuni turni di lezione. «Un evento così forte non poteva essere dimenticato e non avere la capacità di contestualizzarlo temporalmente è una cosa che va contro la genuinità del racconto». La pubblica accusa aveva invece ricostruito i fatti utilizzando anche l'incidente probatorio nel corso del quale, alla presenza di psicologi, la ragazza avrebbe riferito di quelle attenzioni. «Dal mero bacio sulla guancia», ha detto il pm in requisitoria, «si arriva al momento più brutto: la ragazza viene presa forse con la forza e l'imputato le prende la mano per toccare i suoi organi genitali sopra i pantaloni».
Ma le testimonianze portate dalla difesa, il fatto che i rapporti tra il professore e la famiglia fossero rimasti nella normalità fino alla denuncia giunta soltanto due anni dopo i fatti e quando la ragazza decise di abbandonare quella scuola per motivi fisici, hanno portato il tribunale a emettere una sentenza di assoluzione piena «perché il fatto non sussiste».

