Assunti a 63 anni dopo oltre vent’anni di lavoro precario

12 Settembre 2018

La storia di due assistenti amministrativi del liceo D’Ascanio che hanno rischiato di festeggiare prima la pensione

MONTESILVANO. Hanno rischiato di festeggiare prima la pensione che l’assunzione, ma dopo 23 anni di precariato l’atteso momento è finalmente arrivato. Sono Ignazio Di Sante e Teodolinda Gallo, entrambi 63enni di Montesilvano, che da due decenni lavorano come assistenti amministrativi al liceo scientifico D’Ascanio e che, a partire dal primo settembre, sono stati regolarizzati attraverso un concorso e hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Un risultato arrivato dopo una lunga odissea che ha coinvolto circa 900 persone in tutta Italia, bloccate in una sorta di limbo, che hanno manifestato in ogni modo il loro disagio. A prendere parte all’ultima protesta, due anni fa, anche Di Sante e Gallo, che avevano indossato magliette bianche sul posto di lavoro per manifestare pacificamente contro questa anomala situazione iniziata negli anni ’90 quando i due montesilvanesi, in mobilità dopo un’esperienza in un’azienda privata fallita, sono stati chiamati dalla Provincia di Pescara a sostituire il personale Ata, in qualità di assistenti amministrativi.
«Quando però all’inizio del 2001 tutti i dipendenti sono passati allo Stato», spiega Di Sante «noi, che all’epoca eravamo chiamati lsu (lavori socialmente utili, ndc), abbiamo avuto un contratto Co.co.co., con la promessa che saremmo stati stabilizzati dopo 60 mesi. Ma ciò non è mai successo».
Per 20 anni sono stati, dunque, precari, lavorando 36 ore a settimana ma senza tredicesima né liquidazione e con uno stipendio che è andato via via diminuendo per via dei contributi sempre più alti da versare. Poi la svolta, o quella che i due montesilvanesi speravano fosse tale: l’assunzione a tempo indeterminato, previo concorso, per via dell’eliminazione dei Co.co.co negli enti statali prevista dalla Legge Madia. «Purtroppo però è stata una vittoria di Pirro e non ce la sentiamo di festeggiare», evidenziano amareggiati. «Sia perché questo momento arriva quando abbiamo ormai 63 anni e manca poco alla pensione, che sarà molto bassa perché non ci riconosceranno questi 20 anni come avremmo meritato, sia perché hanno ridotto il numero delle ore a 18, quindi la metà rispetto a prima. Siamo quindi passati da 1000 euro al mese a circa 650 euro. Eppure il lavoro è tanto e la nostra voglia di lavorare anche». La speranza dei due montesilvanesi, e delle circa 800 persone che hanno partecipato al concorso e si trovano nella stessa condizione, è che l'impegno lavorativo possa aumentare in futuro. «Chiediamo che nella prossima Finanziaria vengano stanziate delle risorse in più per trasformare i nostri contratti full time e continuare a lavorare per 36 ore a settimana come abbiamo fatto per vent'anni. E' il minimo che possono fare nei nostri confronti dopo una beffa durata 20 anni».
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