Asta Terme Caramanico «Hotel e impianto: evitare la divisione in due lotti»

Massimo Caputi, presidente nazionale di Federterme, afferma: «Due anni per far ripartire tutto, è auspicabile un’unica proprietà»
PESCARA. Il 25 gennaio c’è la prima asta indetta per tentare di far ripartire le terme di Caramanico. Mentre la politica è scesa in campo con un consiglio provinciale e la decisione di costituire un tavolo permanente per affrontare la vivicenda, interviene anche Massimo Caputi, presidente nazionale di Federterme, l’unica organizzazione italiana che rappresenta le aziende termali in Italia.
Presidente, cosa pensa del complesso termale di Caramanico e di quello che sta accadendo?
«Le terme di Caramanico sono un asset unico nel panorama termale abruzzese e del centro Italia. Purtroppo è stata commessa una saga degli errori. I complessi termali non devono mai restare chiusi, perché con la loro inattività gli impianti subiscono gravissimi danni e hanno rilevanti costi per la ripartenza».
È stata indetta un'asta per il 25 gennaio. Può rappresentare un nuovo inizio?
«Federterme scrisse in passato direttamente agli organi della procedura per sollecitare l'individuazione di un gestore provvisorio, in modo da garantire la funzionalità del complesso, la salvaguardia dell’occupazione e il mantenimento dell’avviamento dell’azienda. Purtroppo alla proposta di Federterme non c’è stato nessuno riscontro».
E ora?
«La procedura d’asta presenta una fortissima anomalia, dovuta al fatto che il complesso è stato spezzato in due lotti: da un lato l’albergo per circa 10 milioni, e dall’altro il centro termale, per circa 14 milioni di euro. La strategia di separare le due attività le rende particolarmente inefficienti una verso l’altra. Non è pensabile che ci siano due diverse proprietà in concorrenza, nel compendio di Caramanico, pertanto qualora l’asta dovesse andare deserta è auspicabile che il tribunale proceda a riunificare i due lotti».
Lei è uno dei primi operatori dell’industria del benessere in Italia, il vostro gruppo parteciperà all’asta?
«Non riteniamo di partecipare a un’asta che presenta due complessi che svolgono la stessa attività, disgiunti e potenzialmente destinati a concorrenza».
Quali sono i tempi, secondo lei, per riavviare la struttura?
«Il complesso necessita, visto anche il grave stato di abbandono in cui versa dopo anni di incuria, di pesanti lavori di riqualificazione. Sostanzialmente serviranno almeno due anni e un investimento molto rilevante».
Qual è lo stato di salute del mercato del benessere italiano?
«Il mercato del benessere e del sistema termale è in forte crescita in Italia come nel resto d'Europa. La gente vuol vivere meglio e di più e il sistema di Caramanico può rappresentare un asset importante del turismo medicale e del benessere, con ricadute economiche nella provincia e in tutto l’Abruzzo».
In termini di occupazione di cosa parliamo?
«Se i due compendi venissero unificati, con la loro dimensione e attrattività potrebbero dare occupazione diretta per circa 150 persone. Un complesso come Caramanico potrebbe essere un fortissimo attrattore anche alla luce della nuova piattaforma del benessere che Federterme ha lanciato con il ministero del Turismo».

